Film x lesbienne escort colombes

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Una nota sulla "lettera" perduta. Sulla "kantizzazione" di Sade e sulla "sadizzazione" di Kant da parte di Lacan, cfr.: E quando finalmente svelava il dipinto, Lacan concentrava il proprio sguardo non sul monte di Venere, ma sullo sguardo dello spettatore.

Si divertiva a farsi voyeur del voyeur" Sergio Luzzatto. Del sentire Torino Einaudi, era il tema del precedente lavoro. Con determinazione e coraggio, ora, Mario Perniola rompe gli indugi e decide di farsi sentire. Farsi sentire , non è niente di arbitrario, né di meramente soggettivo: Fachinelli scrive, a riguardo: Il rinvenimento è sempre singolare, e rimanda alla singolarità del cercatore. La si conosce solo attraversandola. Fachinelli, La mente estatica , Milano, Adelphi, , pp. Come interprete della propria esperienza di vita, a dir poco, Perniola si mostra molto ingenuo.

Procediamo con calma, e chiariamo. Vere duo in carne una: Non ridere, né piangere. Oggi abbiamo gli strumenti per comprendere il vecchio gioco di Edipo. Ogni figlio uccide il padre-re, uccide la donna sfinge, sposa la madre-regina e proclama urbe et orbi: E sollecita ogni filosofo-custode a riconoscere la sua autorità: Questa trasgressione è fedeltà: Dissociazione, rimozione e volontà di potenza costringono il nostro filosofo nelle maglie edipiche, lo confondono e, alla fine, lo riducono alla Ragione.

Dura Lex sed Lex: Il filosofo del dissolvimento della soggettività ha vinto i filosofi del pensiero debole , ma chi più chi meno si è consegnato mani e piedi alla propria Signora - la Tecnica. E la filosofia ricade nel pantano della totale apologia del vecchio passato, ancora presente, contrabbandato come futuro. Con Marx, con Freud, con W. La favola delle api Bernard de Mandeville, è finita: Franco Berardi Bifo, Un falso Perniola , [rec. Il "peccato originale" e la "mala fede" antropo-teo-logica di Papa Ratzinger.

Materiali per riprendere a pensare in modo "inattuale". Il libro di Giovanni Orsina, La democrazia del narcisismo. Declino e possibile Caduta della Democrazia. Insomma, Orsina tematizza uno dei maggiori problemi della nostra epoca: Una crisi che non a tutti appare evidente.

In effetti, le tre grandi catastrofi degli ultimi due anni - Brexit, elezione di Trump, vincita dei partiti anti-politica in Italia - si sono prodotte rispettando in tutto i meccanismi democratici.

E ne hanno le ragioni, perché sappiamo che talvolta le democrazie uccidono democraticamente se stesse: Il presupposto di onniscienza politica della democrazia è smentito storicamente.

Partiti o movimenti ossimorici, perché attaccano il potere politico proponendo se stessi come potere politico. Ma il merito di Orsina è di situare questo retreat della liberal-democrazia non come evento nuovo, congiunturale, ma come il manifestarsi di una contraddizione fondamentale nel genoma stesso della democrazia. Potremmo dire che questo filone di studi cerca di fare nei confronti della democrazia quel che Karl Marx fece nei confronti del capitalismo. Analogamente, la democrazia comporta una contraddizione fondamentale che sta per venire al pettine.

Ce lo auguriamo perché dopo tutto pensiamo come Churchill, che la democrazia è il peggiore dei sistemi politici, a esclusione di tutti gli altri. Va detto che Orsina, professore di Storia contemporanea alla LUISS, non si rifà tanto a sociologi e politologi accademici, quanto piuttosto a testi e ad autori del mondo filosofico e poetico: È tra quelli che pensano che non bastino fatti e statistiche per capire il mondo in cui viviamo: Ora, per narcisismo Orsina non intende egoismo e nemmeno individualismo.

Il narcisista invece è una personalità fondamentalmente irrazionale ho cercato di descrivere il narcisismo secondo Freud qui. In modo stringato, possiamo dire che il narcisista è chi si crede. Chi crede solo nella propria opinione, e che crede soprattutto nei propri desideri.

In effetti la democrazia non è solo un sistema per scegliere chi deve governare, essa si basa su una Promessa fondamentale, implicita o esplicita che sia: Se un libro si vende bene, allora è un capolavoro. Se un leader cialtrone prende una barca di voti, diventa ipso facto un grande uomo politico.

Dico qui a parole mie quel che mi sembra il succo del libro di Orsina. Oggi invece le persone senza cultura non sanno che farsene non solo delle mie idee politiche, ma di quelle di tutti i professori. I cittadini avanzano richieste incompatibili fra di loro. Allo stesso tempo, si oppongono a qualsiasi forma di controllo sociale si associ ai valori gerarchici che hanno imparato a scartare e rigettare.

Emerge qui la contraddizione fondamentale della democrazia, grazie al narcisismo che essa genera: Cacciati dalla porta, i vincoli della piena autodeterminazione soggettiva rientrano dalla finestra. È vero che il narcisista non è più tenuto a osservare alcun codice etico, ma deve comunque sottostare alle regole che disciplinano la convivenza civile.

Insomma , il principio di autodeterminazione di ciascuno porta a un indebolimento progressivo della politica. Da qui il crescente discredito dei politici: Vengono applauditi solo i politici che si dichiarano anti-politici Il narcisista moderno esige dalla politica che risolva i propri problemi, ma siccome la politica deve cercare di risolvere anche i problemi degli altri, qualunque cosa un politico farà sarà sempre insoddisfacente.

Ogni misura politica pesta sempre i piedi a qualcuno. Ogniqualvolta un politico agirà politicamente, tenendo conto quindi dei vari interessi tra loro spesso contrapposti, sarà sempre considerato fallimentare, anzi un corrotto. Solo questa decurtazione viene vista, e biasimata. Sempre più abdicano a una funzione che i politici di vecchio stampo esercitavano: Oggi i politici promettono sempre di più a tutti, non mettono mai gli elettori di fronte alla complessità e alla durezza dei problemi sociali.

Ma la demagogia dà un vantaggio effimero: E si volgerà a un altro demagogo Si è denunciato il fatto che il nuovo governo della Lega e del M5S in Italia si basi su due progetti praticamente contraddittori: Ma se lo stato rinuncia a una parte cospicua delle tasse, gli sarà impossibile dare un reddito a chi non lavora. Esigo che lo stato spenda sempre più per me, ma mi rifiuto sempre più di dargli questi soldi da spendere. Da qui il paradosso: In Italia abbiamo uno stato quasi alla bancarotta, e una ricchezza privata cospicua.

Come nota Orsina, i pericoli della democrazia del narcisismo hanno portato gli stati, nel corso degli ultimi decenni, a sottrarre spazi al controllo democratico cosa che viene denunciata dai populisti. Le banche centrali si sono autonomizzate sempre più dal potere politico, difendono la moneta del paese senza subire le pressioni dei governi, i quali esprimono le esigenze confuse di chi li ha eletti.

Va detto che questo controllo della tecnocrazia europea sui destini nazionali non ha funzionato sempre. Rinunciare ai vincoli con altri stati ci mette in balia di forze economiche e politiche internazionali per noi ancor più incontrollabili. Ma la sinistra, soprattutto marxista, è globalista per vocazione. Ora, questa esigenza di autodeterminazione va sempre più spezzettandosi: Lo abbiamo visto con la Lega Nord, prima che svoltasse verso un nazionalismo neo-fascista.

Alla fine di questo processo ricorsivo di separazioni, nel quale ci si illuderà di diventare sempre più liberi Che non vuole legami né costrizioni. A meno di non fare come il protagonista del film Into the Wild di Sean Penn: Anche la prospettiva delle nostre società potrebbe essere la morte, quella della democrazia.

Questo di Orsina è un libro che evade dal recinto di molto dibattito politico di oggi, diviso tra neo-marxisti, neo-liberisti e neo-populisti. Un dibattito ormai stereotipato, dove già si sa prima che cosa ciascuno dirà. Ero da un anno studente alla Sorbona di Parigi, e quindi potetti partecipare al maggio 68 - da ossimorico militante individualista, non ero organico ad alcuna organizzazione politica. Allora mi consideravo un comunista trotzkista, quindi in opposizione ai partiti comunisti pro-Unione Sovietica, il partito comunista italiano di Berlinguer e il partito comunista francese di Marchais.

Che cosa è stato allora, il 68 francese? Lo chiamo francese, ma è evidente che quello italiano aveva molte affinità con esso. Era la cultura che avevamo ereditato dai nostri nonni, padri o amati professori.

Eppure proprio nel maggio 68 ricomparve alla grande il movimento libertario, di cui prima nessuno sentiva quasi più parlare. I boulevard parigini si riempirono di foreste di bandiere rosse-e-nere, ovvero mezzo comuniste mezzo anarchiche.

Il vero nemico appariva lo stato forte, poliziesco, gaullista o giacobino, CIA o regime sovietico. Il libertarismo è una forma radicale di liberalismo. Insomma, fu un nostro modo obliquo di convertirci al liberalismo, senza darlo a vedere a noi stessi. Anna Maria Ortese disse, in Il mare non bagna Napoli , che il marxismo degli intellettuali napoletani nel primo Dopoguerra era un liberalismo di emergenza.

Spazientiti dalla lentezza di quella modernizzazione che pur stavamo vivendo. Il 68 - che di fatto è proseguito in tante società occidentali e in Giappone fino alla fine degli anni 70 - ricorda le notti bianche nelle estati dei paesi nordici.

Nel 68 lungo si è sovrapposta una cultura che stava tramontando a una cultura che invece andava verso il mezzogiorno. La cultura al tramonto erano i paradigmi marxisti, e non ci rendevamo conto del fatto che era il liberalismo libertario quello incarnato da Pannella e Bonino da noi quello che stava prendendo luce. Eravamo molto più liberals di quanto non volessimo ammettere. Ma era attraverso una lente anarchica che molti - non io - la ammiravano. Il vero patron spirituale del 68 non è stato Marcuse né Che Guevara né Mao, ma Friedrich Nietzsche, anche se pochi tra noi lo avevano letto.

Avevamo voglia di pura dépense , di spreco Georges Bataille. E non a caso gran parte delle filosofie che chiamerei sessantottesche - di Deleuze, Guattari, Foucault, Baudrillard, Lyotard, Vattimo, Badiou, ecc. Le avanguardie artistiche che allora sembravano divenute popolari erano illuminate dalla figura eccessiva, tragica, debordante di Antonin Artaud, poeta psicotico.

Da dionisiaci artaudiani, non potevamo avere limiti morali. I due termini vengono da due parole che significano costume, modo di vivere; ma mentre il termine di origine latina, morale , era la cosa spregevole da denunciare, quello di origine greca, etica, era la cosa da esaltare. Ci pensavamo amoralmente etici. La differenza, allora, tra la secolarizzazione liberal-capitalista e la nostra era tutta qui: Anche se il sacro a cui guardavamo era quello dei Tarahumara del Messico o del buddismo zen, non quello del papa o dei pastori protestanti.

La Rivoluzione era la nostra divinità apocalittica, il nostro mantra. Parigi si mosse in ritardo - si disse: Le prime due settimane il maggio fu solo studentesco. Venne in delegazione alla Sorbona occupata un gruppo di operai. Ora hanno capito che anche voi sapete battervi.

Ma ricordatevi che la spina dorsale del sistema siamo noi, operai. E quando ci muoveremo noi In Italia avevo esperienza di volantinaggio sotto alle fabbriche, nella città dove abitavo, Napoli. Un mio compagno, un intellettuale come noi che cercava di vendere la Rivoluzione alla classe rivoluzionaria, mi disse: Sul piano politico ed economico il 68 francese ha prodotto effetti irrilevanti o nulli. I gaullisti uscirono rafforzati dal 68 - bisogna aspettare ben altri tredici anni perché la sinistra con Mitterrand vada al potere.

Gran Bretagna e Germania ebbero governi di sinistra negli anni 70, ma sfociarono nel trionfo di Thatcher e di Kohl. In fondo, il solo 68 politicamente riuscito fu quello americano: A partire dagli anni 80 il mondo occidentale sembra aver voltato le spalle alle proposte marxiste e anarchiche. La svolta fu questa: La Storia ha una faccia nascosta processi economici, intrighi diplomatici, ecc.

Lo consideriamo storico solo perché è stato massimamente spettacolare. Oggi chiunque si dica di sinistra è convinto che un impulso lo caratterizzi essenzialmente: Della terna rivoluzionaria - liberté, égalité, fraternité - pensa che la seconda sia quella marcante.

Il fraternismo non è il collettivismo. Il fraternismo socializzava il nostro impetus dionisiaco: Questo film non ha nulla di socialista: Oltre-uomini al di là del Bene e del Male, si lanciano in viaggi con LSD con delle puttane, si fanno canne, ecc.

Epopea on the road sulla scia di Kerouac, cantava la nostra passione squisitamente nomadica: Flessibilità, deregulation , velocità, mutamento, innovazione: Comunque, in Easy Rider quel che conta è, tra i due protagonisti, la loro fraternità.

Una sera, incalzati dalle cariche della polizia nelle stradine del Quartier, riparammo nella Sorbona occupata. Là alcuni medici e studenti di medicina ci presero in carico: Quei medici erano deliziosi, ogni tanto venivano a chiederci come stessimo.

E ci sentivamo tutti fratelli, coccolati da quei deliziosi medici-compagni. Si vuole che nel mondo nessuno ci sia estraneo, che tutti ci siano amici; soprattutto, si sogna un universo di persone gentili.

Chi odia il liberalismo, lo identifica a un mondo di egoisti che sbraitano in autobus affollati e puzzolenti di sudore dove ci si pestano i piedi, alla furbizia di negozianti marpioni che ti sorridono solo per carpirti qualche soldo in più. Se si pensa alle scabrosità del 68, non lo si direbbe: Anche in questo, quindi, il 68 ha una continuità col passato: Si trattava di una nuova ondata di dadaismo. Ci fermammo a Reims, e infreddoliti andammo a pranzare di fronte alla magnifica cattedrale.

Dopo un caldo pasto innaffiato di buon vino renano, entrammo nella Notre-Dame. Quel pomeriggio la chiesa era completamente vuota. Né preti, né fedeli. Solo noi quattro, avvinazzati e dadaisti. Il crepuscolo stava virando verso la sera, gli ultimi raggi del giorno invernale penetravano attraverso le splendide vetrate. Allora noi tre maschi scegliemmo un bassorilievo sulla parete e orinammo tutti e tre, in simultanea, incrociando i nostri getti sulle pietre gotiche.

Ricordo i rivoli dei liquidi giallastri che sgocciolavano sul marmo grigio del pavimento. Era un modo per mostrare a noi stessi, e per estensione al mondo intero, che non potevamo avere limiti. Che osavamo imbrattare anche dei capolavori che ammiravamo. Oggi vorrei tornare con Dominique nella cattedrale di Reims, e fare qualcosa per riparare. È uscito da pochi giorni il libro di Sergio Benvenuto, Godere senza limiti.

La psicoanalisi è morta, o comunque moribonda. Per non parlare della sempre più forte tentazione moralistica. Facciamo un solo esempio, ma illuminante: Una lettera al Papa. Memento mori, si sente sullo sfondo. Aisenstein non soltanto ci ricorda compiaciuta che il tempo passa, ma anche come dovremmo passarlo, quel tempo, se volessimo un figlio. Ma in nome di chi parla, Marilia Aisenstein?

È la voce della psicoanalisi. Ma sembra quella di un prete. Vengono in mente le parole di Gilles Deleuze: In questo desolante panorama spicca al contrario la figura di Sergio Benvenuto, psicoanalista e filosofo che negli anni ha costruito un proprio autonomo e originale profilo teorico. Una originalità che Benvenuto collega proprio al dimenticato e rimosso Freud. La psicoanalisi non si occupa del godimento sessuale per dargli una forma, fosse anche la forma della meta-psicologia freudiana; se ne occupa perché la psicoanalisi freudiana nasce dalla scoperta di questo oggetto, tutto il resto già si sapeva: Non rispetta nulla, e non vuole nessuna comprensione.

Nei sogni si parla di escrementi, di buchi, di carne e passione. Questa è la psicoanalisi:. Cercano di scrivere, ovviamente in inglese, in uno stile più arido e obiettivo possibile, con la gelida neutralità del ricercatore scientifico, in modo da meritarsi una rispettabilità scientifica che - ahimè - oggi viene loro, malgrado i loro sforzi, negata.

Non basta imitare lo stile delle riviste scientifiche per essere accettati nel club esclusivo e schizzinoso delle Scienze p. È troppo cruda, e sconsolante, questa immagine, per questo la rimozione della psicoanalisi è cominciata nello stesso momento della sua comparsa. La psicoanalisi non è ottimista, non propone una soluzione, soprattutto non ci e si racconta storie: La psicoanalisi è eccessiva, anche se le piace presentarsi sotto le luci soffuse di un accogliente ed elegante studio borghese, è esagerata, è intrattabile.

Insistiamo su questo punto, la libertà della psicoanalisi. Benvenuto è esplicito su questo punto, in cui cade buona parte della psicoanalisi contemporanea: Il problema del sogno, in fondo, è che appunto è soltanto un sogno, un sogno che qualcun altro sogna per noi. La psicoanalisi, per Benvenuto, è invece una pratica di radicale individuazione: Si va in analisi non per stare meglio con gli altri, tantomeno per adattarsi ad un mondo che non si sopporta, ma per fare a meno del bisogno di essere guardati, dagli altri e da sé stessi.

E questo non è narcisismo, questa si chiama libertà. Deleuze, Due regimi di folli e altri scritti. Greely, La fine del sesso e il futuro della riproduzione umana , Codice, Torino Una lettera al Papa , Laterza, Roma-Bari Indicazioni per una seconda rivoluzione copernicana.. Uscire dallo Stato di minorità superiorità Quando ero bambino, a catechismo, un prete mi ha raccontato la storia di Caino e Abele.

Di quel racconto - e della sua autorevole interpretazione - mi sono a lungo accontentato. Per me, come per tanti cattolici, la Bibbia era affare della Chiesa. Nella sua rassicurante versione, Abele sacrificava a Dio gli agnelli più belli e grassi del suo gregge, mentre Caino gli offriva solo gli scarti del proprio raccolto: Il fatto è che, nella Genesi, della disparità tra i due sacrifici non si fa menzione.

Invece, Dio non ne parla affatto, e Caino, da parte sua, non dà a vedere di sentirsi in colpa per avere offerto un olocausto indegno. Caino non riesce ad accettare la preferenza che Dio accorda al fratello.

Questa è la sfida che si presenta al primogenito di Adamo e a noi, suoi figli. Questa, la prova a cui siamo messi. Forse che, se agisci bene, non potrai tenere alto il tuo volto? Caino non riesce a tenere alto il volto , a sollevare il viso il visus: È invidus , invidioso. Caino - osserviamolo - nulla obietta. È lui il primo ad avvertire oscuramente che la sua sorda ribellione non ha i caratteri di un sentimento nobile, giusto.

La sua rivolta non ha il coraggio di manifestarsi: Il figlio di Eva è livido, non ha gioia. È una colpa, la tristezza? Ed essere felici, è un merito? Ma qual è il suo merito?

I suoi sacrifici erano forse più puri, più santi, più devoti di quelli del fratello? Dio non li nega, quei meriti, ma nemmeno li riconosce. Non è di questo che intende parlare.

Il peccato di Caino, quello che lui si ostina a non vedere, non consiste nella inadeguatezza delle sue offerte. Il suo vero peccato Dio non lo dichiara: Mentre Caino commisura i meriti, mentre scruta e raffronta i premi ricevuti, mentre aguzza gli occhi sul meglio e sul peggio, perde di vista il bene. Chi fa il bene - lo ammonisce il Signore - tiene alto il volto. Il primogenito di Adamo, invece, guarda rabbiosamente a terra. Vorrebbe che fosse finalmente fatta giustizia.

La sua giustizia - la giustizia umanamente intesa - pretende di giudicare quella divina, vuole imporle il proprio metro, le proprie scadenze; si spinge fino a vedere in essa una iniquità intollerabile. Che se la prenda con il destino avverso, o invece con la malevolenza degli uomini, con la stoltezza della pubblica opinione, è sempre una superiore Ingiustizia a sfidarlo.

Dove sono le radici della sua rabbia, della sua disperazione? Caino è un lavoratore. Se ripensa al proprio sacrificio e lo paragona a quello del suo rivale, il premio che questi riceve, ai suoi occhi, è vergognosamente immeritato. Il fatto che non vengano premiate non dovrebbe diminuirne, ai suoi occhi, la dignità e il valore. Ma qui - lo abbiamo detto - stiamo parlando di un invidioso senza Dio, senza colpa, senza perdono. Un cervo e un altro cervo potranno competere, affrontarsi, conquistare o perdere femmine e territorio, ma non potranno invidiarsi.

Che un uomo sia invidioso, dunque, è la prova più certa della sua umanità. Amaro, e funesto, e contagioso. Non è forse, la gelosia degli uomini, il segno più certo del nostro valore, la naturale conseguenza del suo riconoscimento? Non è anche per il sottile piacere di essere invidiati che ci battiamo per ottenere il successo? Eraclito la pensa diversamente. Essere invidiati - ci insegna - è doloroso quanto lo è invidiare. Il malocchio è un fluido venefico che contamina il bene, lo deforma, lo riduce a cosa, a un oggetto che si possiede strappandolo ad altri.

La loro sorte - buona, grama, mediocre - è in pubblico. Oltre che primo assassino, Caino è il primo fondatore di città. La fiera requisitoria contro Abele e i suoi immeritati privilegi si conclude con un incitamento alla rivolta: Il suo sguardo ansioso è tutto teso a calcolare quanta felicità sia toccata a lui e quanta al suo simile.

Questo sguardo guidato da un disperato senso di giustizia, questo sguardo che insegue il miraggio della felicità, è senza gioia, è sempre più lontano dalla gioia. La felicità è strettamente legata alla volontà: Entrambe - felicità e gioia - sono moventi del nostro operare umano; ma chi opera in vista della felicità è inquieto, insoddisfatto: La gioia è la sua origine, non il suo fine.

Chi opera per gioia, potremmo dire, ha già ricevuto il premio: Parlare di premio , tuttavia, è ancora inappropriato: La gioia, invece, è smisurata, incommensurabile.

È un dono immotivato, senza rapporto alcuno col nostro merito. Un dono sovrabbondante, traboccante, che ci spinge a condividerlo, a donare. Se gli uomini sono uguali, anche le loro quote di felicità dovranno esserlo. Che sia Dio a commettere questa ingiustizia, che siano le circostanze storiche, economiche, sociali, che sia lo Stato, il caso, la fortuna, Caino vorrà sempre opporle il suo metro, la sua giustizia.

Scrutando il meglio e il peggio, ha perso di vista il bene. Più acutamente spia il proprio simile, per smascherarlo, meno lo vede. Lo sguardo che calcola e misura non è capace di guardare davvero Abele; è uno sguardo abbattuto, cieco, disperato. Solo la gioia permette, a chi se ne lascia invadere, di vedere il bene, proprio e altrui, di guardare al proprio simile non come a un uguale da guatare con sospetto, ma come a un altro da contemplare e custodire. Il metro di Caino - di Umberto Fiori.

Una sollecitazione a pensare non dal Festival di Filosofia ma dal mondo di Esopo e di Fedro. Al di là dei "corsi e ricorsi", il filo della tradizione critica.

Contro la cecità e la boria dei dotti e delle nazioni Indicazioni per una seconda rivoluzione copernicana Chi dice che è morta? Ritratti del desiderio di Massimo Recalcati pagine, 14 euro, con le fotografie di Giancarlo Fabbri è pubblicato da Raffaello Cortina Editore. Che cosa resta della grande lezione di Freud? Cosa della grande rivoluzione culturale rappresentata dalla psicoanalisi è destinato a non essere cancellato?

Lo si grida da più parti e ormai da molto tempo: Il nucleo di questa invenzione è etico prima che terapeutico. Ma la prima vera e grande sovversione etica imposta da Freud è quella che ci costringe a modificare la nostra ordinaria concezione della malattia e della sofferenza psichica.

Questo è un contributo ancora attualissimo e nevralgico della psicoanalisi: La divisione multipla interna al soggetto - tra coscienza, preconscio e inconscio, tra Es, Io e Super- io - ci costringe infatti a ridisegnare la nostra idea della vita umana. È un principio clinico che riguarda tanto la vita individuale quanto quella collettiva: La psicoanalisi incoraggia una politica anti-segregativa.

Quale è il volto dello straniero che si tratta di accogliere? Innanzitutto quello del desiderio che esprime la dimensione radicalmente insacrificabile della singolarità.

È questo un punto nevralgico presente nel pensiero di Freud, ripreso con forza da Lacan: Questo comporta un attrito fatale nei confronti di tutte le pratiche di normalizzazione autoritaria e di medicalizzazione disciplinare della vita. La vita del desiderio - la vita della singolarità - è sempre vita storta, difforme, deviante, bizzarra, anomala. Ciascuno ha il compito di trovare la propria misura della felicità.

La psicoanalisi è una teoria critica della società: La sua vocazione è antifascista nel senso più radicale e militante del termine: Di fronte al mare Barbara Chitussi , Lo spettacolo di sé.

Filosofia della doppia personalità , Meltemi, , pp. Lo dimostra brillantemente Barbara Chitussi che in un saggio appena uscito da Meltemi non solo, quasi come in un romanzo, mette in scena i casi clinici, le storie fantastiche di personalità multiple di cui si sono occupati gli psichiatri francesi, ma ne trae il materiale teorico per costruire una vera e propria filosofia della personalità.

Ma, come accade spesso, il brusio delle voci senza volto finisce per raccogliersi nel fulgore di un nome che quelle voci, tutte, le fa risuonare assieme. O meglio, triste e cupa Félida appare di solito sino al momento della sua crisi. Le accade infatti, talvolta, di cadere improvvisamente nel sonno e di risvegliarsi in uno stato che non è più quello nel quale si era addormentata: Come nota con finezza Barbara Chitussi, gli psicologi che a proposito del caso di Félida iniziano a parlare di doppia personalità, operano a loro volta uno sdoppiamento dello stesso termine di personalità.

Non più sinonimo di coscienza o di vita, la personalità torna ora a riavvicinarsi al significato originario del latino persona: Nel secolo scorso due avvenimenti epocali hanno infranto il paradigma della procreazione umana: Ma, come accade per i traumi più gravi, abbiamo preferito rimuoverli o minimizzarli considerandole come forme di liberazione o interventi terapeutici.

Poiché le biotecnologie procedono espellendo il sesso dalla procreazione, la sua ricerca prende le mosse proprio dalla sessualità che la psicoanalisi aveva posto al centro della vita biologica e psichica. Primo tra i quali la disintegrazione del triangolo edipico formato da padre, madre, figlio , gravato, come effetto delle biotecnologie, da un eccesso di protagonisti. Nella gravidanza indotta con dono di gameti e condotta per conto terzi, ad esempio, le madri possono essere tre: Ma queste soluzioni impreviste pongono richieste psicologiche ed etiche sempre più impegnative.

Aiutate i vostri allievi a diventare esseri umani. I vostri sforzi non devono mai produrre dei mostri formati, degli psicopatici qualificati, degli Eichmann istruiti. Fu il compianto dirigente della mia scuola, qualche anno fa, a condividere questa lettera apparsa su Le Monde in un pezzo della scrittrice Annick Cojean. In senso stretto non esiste insegnamento in differita , ma solo in diretta. Insegnare è una branca della drammaturgia. Lo ricordava con precisione il Nobel Canetti nella sua autobiografia: È nella relazione che si impara a sentire il valore del sé come destinatario del dono del sapere.

Quali insegnanti siete tornati a ringraziare e per cosa? Per la lezione sulle leggi della termodinamica e su Leopardi, o per come vivevano e offrivano la termodinamica e Leopardi proprio a voi? Qualche tempo fa mi scriveva uno studente: Un mio compagno ribatte: Un insegnante deve avere un cuore talmente grande da non fare nessuna preferenza!

Interessato anche io dal momento che non avevo letto nessun grande poeta ho chiesto un consiglio. Il giorno seguente lo vedo estrarre dalla sua ventiquattrore un libricino invecchiato. Viene verso di me. Mi ha regalato una delle sue copie di Elegie duinesi , di R. Rilke , il suo libro di poesia preferito. Il libro della sua giovinezza! La differenza tra le due impostazioni è proprio quella che corre tra chi si illude si possano separare istruzione ed educazione e chi invece le tiene naturalmente unite.

Nel primo caso si pensa che il docente sia un distributore di nozioni, nel secondo la didattica è conseguenza della relazione.

È questa la rivoluzione copernicana chiesta a ogni docente: Un professore - il letto da rifare oggi lo suggerisce lo studente della lettera - è chiamato ad avere un cuore tale da non far preferenze perché preferisce tutti e ciascuno diversamente: È la stessa sfida narrata da Ovidio, nelle sue Metamorfosi , a proposito del mito di Pigmalione. Uno scultore che, deluso da tutte le donne, si innamora della donna ideale che ha scolpito nel marmo.

Il suo trasporto è tale che gli dei trasformano la statua in una donna in carne e ossa. Lo sguardo educante non è mai neutro ma sempre profetico, nel bene e nel male. Ne abbiamo conferma quotidiana nel bambino che, appena caduto, si volge verso i genitori: I ragazzi non hanno bisogno di insegnanti amiconi né aguzzini, ma di uomini e donne capaci di guardarli come amabili soggetti di inedite possibilità a cui non fare sconti. E non è questione di missione o di poteri magici, ma di professionalità.

La parola autorità viene da augeo aumentare: È anche, forse soprattutto, una diffusa miseria della sessualità maschile, che scambia potere, favori, assunzioni in cambio di briciole come un massaggio sotto un accappatoio, una masturbazione a cielo aperto, un assoggettamento a una virilità incerta.

E da cui è urgente uscire, se i destini della sessualità come espressione libera e creativa della specie umana ci stanno a cuore. E anche questo le consorelle francesi non possono non averlo notato.

Ma il politically correct gioca brutti scherzi. Questione di punti di vista. Ragione "Logos" e Amore "Charitas". Cristianesimo, democrazia e necessità di "una seconda rivoluzione copernicana".

Credo che allora, sapendo di morire, Mario abbia detto qualcosa di essenziale di sé: Il che pare contraddire la sua biografia, di un professore di estetica ben radicato nel mondo accademico. Come si va dallo stesso allo stesso. Mario si è sentito sempre in transito, in un Transfer come si dice negli aeroporti.

Ma un transito che, circolarmente, riporta a dove si era partiti. Costoro avevano bisogno di un bambino, e lui fu ceduto a loro. Un senza-genitori vezzeggiato, forse viziato, ma pur sempre senza genitori. Fino al punto, in Il sentire cattolico , di riconoscersi come cattolico: Attutire una sua pendenza ai disgusti , titolo di un altro suo libro. Allora Napoli sembrava una città morta che si leccava le sue numerose ferite, solo depressione e rabbia.

Assieme ad alcuni amici pensammo di organizzare un evento culturale che non facesse il minimo riferimento al terremoto. Vennero migliaia di persone. Fu un happening unico. Intervenne Lucio Amelio, famoso gallerista amico di Andy Warhol, promuovendo i locali di omosessualità sado-maso americani Perniola allora appariva il portavoce di una visione estremista della vita e della filosofia: Io lo vedevo come rappresentante illustre di quello che chiamavo Pensiero Mario non ha mai smesso di transitare.

Una fabbrica di idee e di significanti nuovi. Mario mi ha detto che due uomini - oltre alle donne - avevano marcato la sua esistenza: Luigi Pareyson e Guy Debord. I suoi due padri adottivi, direi. Pareyson, oltre che essere lui stesso un filosofo di grandissima sensibilità, è stato uno dei padri - è il caso di dirlo - di parte della cultura italiana degli ultimi decenni. Il fatto che i suoi allievi abbiano preso una strada filosoficamente autonoma non ha fatto mai mancar loro il suo affetto e il suo aiuto.

Mario sembrava commosso quando parlava di Pareyson. Debord ha rappresentato il lato scontroso, aspro, e in fin dei conti tragico, del Proponeva una società costituita da Consigli, non solo operai, dove in una sorta di assemblea permanente si sarebbero prese tutte le decisioni.

Il situazionismo si vantava di essere un marxismo puro, ed è stato divorato dalla propria smania di purezza. Lavorava invece la sua compagna cinese, Alice, proprietaria di un ristorante asiatico.

Debord, uomo di cultura raffinata e intriso di letture classiche, era un uomo duro, refrattario, alcolista. Credo che abbia sempre molto sofferto di questo. Mario è stato sempre affascinato dalle tecnologie della comunicazione. Negli ultimi anni era particolarmente affascinato da Wikipedia, forse uno dei pochi esempi riusciti di democrazia conoscitiva: Agli esami universitari a Roma 2, i suoi studenti per essere ammessi dovevano mostrare di saper operare con disinvoltura su Wikipedia.

Ma credo che questa sia stata, sempre, la sfida di Mario: Anche le sue preferenze per i paesi avevano qualcosa di contraddittorio. Togliersi la terra sotto i piedi, che poi, in un certo senso, è stata sempre la viziosa delizia della filosofia.

Mario Perniola, scomparso prematuramente il 9 gennaio era nato ad Asti nel Ha costituito una voce estremamente significativa e suggestiva della filosofia italiana degli ultimi decenni.

Forse il solo intellettuale italiano capace di misurarsi con le tematiche filosofiche e socio culturali sviluppate negli stessi anni nella cultura francese, a cui Perniola è stato sempre prevalentemente legato. Filosofia del "Sol calante" e filosofia del "Sol levante". Profonda frattura o connessione "nascosta"? La conseguenza è che per loro la loro versione è quella vera, e resterà nel loro cervello per tutta la vita. Quella storia, quelle storie, saranno più importanti di Hegel e Kant, che pure le hanno tanto impressionate.

Più importanti di Nietzsche, che oggi va per la maggiore. Quando qualcuna di queste storie trapela sui giornali, diventa subito la notizia più letta dalle ragazze in tutta Italia. Ci sarà una causa. Il prof sarà interrogato e sapremo le sue risposte. Parliamo del fenomeno carsico, sempre negato e tuttavia presente in tutte le scuole, dei legami sentimentali che nascono tra insegnanti e allievi.

Anticipo subito, qui ad apertura, una mia vecchia tesi, ma non obbligo nessuno ad accettarla: La difesa del prof sostiene che i messaggi del prof non sono molestie o violenze, perché hanno sempre ottenuto risposta.

Ma, a parte il fatto che il consenso delle minorenni non è valido per questo son dichiarate minorenni , se la relazione vien corrisposta, vuol dire che è andata molto avanti e che è diventata stabile. Per la ragazza, e per la bambina, innamorarsi del prof è un fenomeno di crescita: Per il prof, innamorarsi di una ragazza o una bambina è un fenomeno di de-crescita, e nel caso della bambina di rimbambimento.

In questo caso, come insegna Freud, è inevitabile, utile, necessario che nasca un trasporto affettivo, che Freud chiama transfert. Il transfert è un grosso problema analitico. Posso sbagliare sono uno scrittore, non uno psicanalista , ma ho sempre guardato con sospetto lo psicanalista che si mette con una sua paziente, e la sposa. Mi sembra un rapporto analitico interrotto e deviato.

Per la stessa ragione guardo con sospetto il prof che scambia email erotiche con le sue alunne, ancora minorenni o appena maggiorenni: Una importante provocatoria riflessione Persone di potere dotate di un carisma privo di narcisismo esistono. Ce ne vorrebbero molte di più Annamaria Testa. Che cosa frulla nella mente delle persone di potere? Diventano più impulsivi, meno consapevoli dei rischi e, soprattutto, meno capaci di considerare i fatti assumendo il punto di vista delle altre persone.

Non studia i comportamenti, ma il cervello. Quando mette alcuni studenti in una condizione di potere, scopre che questa influisce su uno specifico processo neurale: Ed eccoci alla possibile causa di quello che Keltner definisce paradosso del potere. Quando le persone acquisiscono potere, perdono o meglio: Diventano meno empatiche, cioè meno percettive. Meno pronte a capire gli altri. E, probabilmente, meno interessate o disposte a riuscirci. Spesso le persone di potere sono circondate da una corte di subordinati che tendono a rispecchiare il loro capo per ingraziarselo, cosa che non aiuta certo a mantenere un sano rapporto con la realtà.

I top manager delle multinazionali girano freneticamente per il mondo come polli decapitati: Mi sarei aspettata qualche brusio di sconcerto tra gli astanti, e invece: Ho il sospetto che la sindrome del pollo possa appartenere non solo a chi guida le imprese, ma anche a chi governale istituzioni e le nazioni.

È facile ammirare e rispettare le persone carismatiche. Ma la citazione medesima contiene una dose consistente di protervia. Indica la tracotanza presuntuosa di chi ha raggiunto una posizione eminente e si sopravvaluta. È notevole il fatto che nel termine greco sia implicita anche la fatalità di una successiva punizione, divina o terrena: È una percentuale molto alta.

Uno dei principali motivi di fallimento è il narcisismo: Tra sicurezza e ostinazione? Tra fascino e manipolazione? Tra pragmatismo e cinismo? E la capacità di mantenere il consenso è direttamente proporzionale alla capacità di comunicare, di ascoltare e di interagire mettendosi a confronto. Ce ne vorrebbero molte di più. Una importante provocatoria riflessione di Lidia Ravera. Un omaggio a Kurt H. Wolff e a Barrington Moore Jr. La filosofia francese del Novecento ha ripreso in vario modo il tema cristiano della carne.

Talvolta, come in Michel Henry, ci si è limitati a rivendicare la carnalità come arma da opporre ad una presunta smaterializzazione del corpo avvenuta in età moderna e post-moderna. È questa estasi relazionale che Sartre chiama incarnazione.

Non si tratta solo del corpo nudo, della sua epidermide o della morbida consistenza della pelle: Quando Sartre dice che normalmente la fatticità è rivestita e nascosta dalla grazia, e dunque la nudità della carne, per quanto sia sempre presente, è tuttavia costantemente invisibile cfr.

Lo stesso Sartre, del resto, riconosce che. Questo sarebbe vero solo per il cadavere. Questo significa che anche il corpo di carne non è mai semplicemente un corpo ridotto alla pura apparenza naturale o alla sussistenza fisiologica. In entrambi i casi, la carne del desiderio è sempre gratia plena. La cosmesi o la cosmicità della grazia non le sopravviene, ma costituisce il suo unico modo di apparizione.

La sua ricerca di una carne senza trucco si rivela impossibile, in fondo, anche solo per il fatto stesso di essere una ricerca volontaria. In questo senso, lo sguardo sadico non è che il rovescio di quello cristiano: Non che la vista sia esclusa dal sentire propriamente carnale. Solo che il vedere in stato di desiderio è un vedere esclusivamente aptico. Solo questo sguardo di carne, che scivola sul corpo come una carezza, è in grado di mantenersi nel campo del desiderio.

Lo sguardo panoramico del voyerista e quello altrettanto globale anche se ravvicinato del sadico posso certo produrre eccitazione e godimento, ma nessun essere di carne. Anche lo sguardo fisso e ossessivo che gli amanti si rivolgono talvolta nei momenti che precedono il piacere è uno sguardo di carne, benché in un senso peculiare.

Sono lontani i tempi di anatemi e diffidenze tra Chiesa e psicoanalisi. Ce lo ha voluto papa Francesco. Un dialogo nei propositi non ristretto alla ricerca scientifica. Corsi e ricorsi di storia e di fede! Poste le basi dalla teologia fondamentale, adesso la sfida potrebbe allargarsi e coinvolgere altre branche del sapere teologico , quali ad esempio la teologia pastorale e quella biblica.

Se non diventano parola parlata, spezzata come pane della conoscenza, vissuta, condivisa, le parole dei teologi che studiano la psicoanalisi rimangono per pochi addetti ai lavori, autoreferenziali, lessico per iniziati.

Numerosi specialisti già si servono di vari strumenti psicoanalitici per comprendere le Scritture, le componenti umane e storiche dei testi sacri, i pionieri della psicologia del profondo. Questi ultimi sarebbero fuori luogo in soffitta, anche se Lacan li ha criticati con un linguaggio al cui fascino la teologia fondamentale non sembra indifferente.

Dopo la pubblicazione del Libro Rosso , nel , Jung va riconsiderato, in specie dai teologi: Non dimentichiamo che Jung fu psichiatra e in quanto tale ha vissuto in prima persona le sofferenze estreme della psiche che disputa con Dio, come Giobbe, o che del Creato coglie il vuoto, come Qoelet, e rischia di sprofondarci. Jacques Lacan e la teologia di Rossano Gaboardi è pubblicato da Glossa pp.

Il francese Jacques Lacan era psichiatra e filosofo. È stato uno dei maggiori psicoanalisti del Novecento. Confesso di aver paura di scrivere o parlare di pedofilia - oggi, è come attraversare un campo minato. Il vespaio provocato dal romanzo di Walter Siti, Bruciare tutto , il cui protagonista è un prete che desidera i bambini ma casto, mostra bene che la pedofilia tocca certi nostri nervi scoperti. Invece, si incrimina qualcuno anche solamente per aver visitato siti pedopornografici.

Non solo gli atti pedofili, ma il desiderio pedofilo in sé oggi è criminalizzato. Come il decimo comandamento, il solo che proibisca un desiderio - dei beni altrui, compresa la donna altrui. Anni fa una rivista di psicoanalisi mi chiese un intervento sulla pedofilia, e io scrissi un saggio in cui esaminavo alcuni casi di pedofilia presi dalla letteratura clinica.

Con mia sorpresa il saggio fu rifiutato; il compianto amico Pietro Barcellona, membro della redazione, mi disse che quel mio scritto era apparso una lancia spezzata a favore dei pedofili. Eppure, quel mio articolo è uno dei pochissimi, tra i tanti da me scritti, che nessuno abbia voluto pubblicare.

In effetti, articoli anche di genere scientifico iniziavano con un anatema contro il flagello della pedofilia, con una denuncia di una quasi-cospirazione mondiale dei pedofili, ecc. Spero che, detto questo, io possa esprimere impunemente la mia idea. Appunto, quel che mi sembra importante analizzare è proprio questa nostra esacerbata reattività quando si parla di pedofilia.

Gli omosessuali erano perseguitati in modo triplice: Quanto alla masturbazione, specialmente quella infantile, veniva denunciata come causa di terribili disturbi mentali e sessuali. In sintonia con una certa omertà della popolazione nei confronti dei pedofili, soprattutto di quelli ecclesiastici, fino a pochi decenni fa. Mio padre, professore di filosofia nato nel , aveva studiato a Napoli in scuole di barnabiti e gesuiti, cosa che aveva prodotto in lui un desiderio di sacerdozio.

Eppure ogni tanto alludeva a preti chiaramente pedofili; mi disse che un nostro caro amico di famiglia, una persona molto fragile, da ragazzo aveva accettato una relazione con un prete pedofilo. Mi disse che anche lui era stato oggetto di attenzioni, che aveva respinto.

Apparirà oggi stupefacente che poi lui stesso mi mandasse a 15 anni a studiare dai barnabiti, a Napoli, istituto Bianchi, per due anni. Una volta un barnabita che non avevo mai visto, un uomo magro sulla trentina, mi dette appuntamento per parlarmi; evidentemente era il sacerdote incaricato della consulenza spirituale dei giovani allievi, tutti maschi.

La sera mi recai al Bianchi. Mi fece sedere di fronte a sé, molto vicino, la sua bocca quasi mi alitava in faccia, e mi prese una mano. Ricordo le sue mani fredde, i suoi grandi occhiali, il volto ossuto, la voce felpata e vischiosa.

Senza andare troppo per le lunghe, mi chiese se avevo avuto polluzioni, se mi toccavo Capii che dovevo tagliare la corda, difatti, senza rispondere alle sue domande, trovai una scusa e me ne andai. Non so se quel tutore spirituale volesse sedurmi sessualmente, ma considero la sua lubrica curiosità sulla mia aurorale vita sessuale come già di per sé un attentato pedofilo. Era evidente che godeva nello strappare il velo di pudore degli adolescenti, nel penetrare anche solo verbalmente la loro intimità.

Un cambio di discorso. O, come si dice in filosofia della scienza, un cambio di paradigma. Questo ciclone ha fatto breccia nella pedagogia, nella critica letteraria, nella psichiatria, nel cinema, ecc. La psichiatria si convinse del valore patogeno del trauma, e il trauma per lo più erano abusi sessuali. Non si contavano i biografi di scrittori, artisti, politici, musicisti, ecc.

In Italia si dice "i panni sporchi si lavano in famiglia", invece nel mondo anglo-americano si andavano e si vanno a cercare prima di tutto i panni sporchi delle famiglie per esibirli in pubblico. Eppure questa ricerca del parente pedofilo aveva orli paranoidi.

Una febbre querelante, dove era difficile separare il delirio dalla rimemorazione di eventi reali, sconvolse le famiglie statunitensi. Ha colto qualcosa di questo il regista danese Thomas Vinterberg. Nel Vinterberg diresse un film, Festen , in cui a una festa di famiglia ricca uno dei figli denuncia drammaticamente il padre-padrone per aver abusato sessualmente di lui e della sorella, morta suicida, quando erano piccoli. Un giovane maestro di asilo in un villaggio danese viene accusato noi spettatori sappiamo ingiustamente di aver sedotto sessualmente una bambina sua allieva.

Il villaggio non è garantista, per cui tutti sono convinti che il maestro sia un pedofilo e perseguitano lui e il figlio adolescente. Poi il maestro viene scagionato dal giudice, ma questo non basta: Col tempo, tutto sembra calmarsi, il risentimento pare archiviato.

Ma un giorno, durante una partita di caccia con amici, qualcuno che non vediamo spara addosso al maestro, mancandolo. Quel che Vinterberg coglie è insomma un bisogno collettivo di avere un pedofilo da perseguitare. Un paradossale desiderio di pedofili. Siamo nella logica del capro espiatorio, su cui tanto si è scritto. Mentre un compagno di cella che ha ucciso più persone viene accettato. Nel film di Vinterberg si tratta di fiction, ma storie analoghe sono accadute realmente in molti paesi.

In Italia avemmo il caso inquietante di Rignano Flaminio: Come spiegare questo orrore per il pedofilo, ambiguo perché esprime il desiderio di averne uno da perseguitare? Alcuni sostengono che esso è il segno di una nostra maggiore sensibilità al mondo infantile, che insomma oggi i genitori sono molto più attenti nei confronti dei figli. Dovremmo rallegrarci del fatto che finalmente la nostra società si sia accorta di qualcosa che pur esiste da che mondo è mondo, e cioè che i bambini vengono picchiati, i padri vanno a letto con le figlie e i fratelli con le sorelline, e alcuni preti seducono ragazzi e ragazze.

Non a caso, si dice, nelle società industriali avanzate facciamo sempre meno figli: Viviamo in una società dove il bambino è sempre più importante, da qui la tendenza - soprattutto italiana - a permettergli tutto. È una specie di lapsus freudiano, che andrebbe interpretato. Dovremmo chiederci quale sia il nostro modo attuale. A proposito di donne: E a proposito di Fli: L'alleanza naturale è il centrosinistra.

A Roma si è registrata la maggiore partecipazione, con mila persone; seguono Torino 80mila , Milano 50mila , Firenze 20mila , Napoli 15mila , Bologna 10mila. Inutile dire che solita guerra sui numeri a parte, la giornata di domenica ha avuto un'eco immensa su tutta la stampa mondiale. La Corte di Cassazione ha emesso una sentenza shock ed esorta il Parlamento italiano a fare presto perché venga accolto il principio che - sempre con le dovute cautele - un persona uomo o donna senza un partner possa accogliere ed adottare un bimbo rimasto solo.

Il cui interesse prioritario, vale la pena sottolineare, è quello di avere sempre qualcuno accanto. Altolà immediato, invece, della Chiesa romana a cui non piace questa apertura della Suprema Corte e che, tempestivamente e per bocca del cardinale Ennio Antonelli presidente del Pontificio per la Famiglia ha subito replicato: Ovviamente nulla che non sia già noto della posizione più volta ribadita dalla Chiesa; colpisce semmai la contestualità di questo pronunciamento e l'assoluto divieto a priori.

Superando quei limiti che troppo spesso si incontra nella nostra giurisdizione e che i Tribunali ordinari e per i minorenni fanno propri anche se ci troviamo di fronte a condizioni che richiederebbero un diverso approccio giuridico rispetto ai problemi e alle necessità specifiche di ogni singolo minore. I limiti sono chiari e sono quelli che in gran parte la Chiesa vuole che si ribadiscano.

Prima di tutto il matrimonio tra i due coniugi. Un matrimonio, in verità, non è assolutamente la garanzia di esercitare una superiore capacità a diventare bravi genitori e quindi poter adottare sia nel nostro paese che all'estero. Un qualcosa e un ostacolo che viene ancora prima del divieto che nega nel nostro paese la legittimità ad adottare alle coppie di fatto tanto più quando si tratta di una coppia omosessuale.

Con questa sentenza numero - depositata ieri - la Suprema Corte vuole fare applicare qualcosa che già c'è: Questa potrebbe essere l'occasione per mettere al centro dell'attenzione dei media come dei legislatori un interesse che deve essere condiviso: Una volta che sia stata stabilita la capacità dell'adulto di svolgere un ruolo di aiuto, di protezione, un aiuto pedagogico e psicologico anche se riguarda un single. La condizione di single non è un problema e non ostacola l'adozione qualora sempre rispetti l'interesse prioritario del minore.

A differenza di quello che continua a sostenere l'autorità ecclesiastica solo solidale quando scatta l'emergenza come è stato nel caso del terremoto di Haiti.

La Suprema Corte si rivolge al legislatore perché faccia qualcosa da subito anche se mette delle limitazioni affinché l'adozione avvenga. La sentenza nasce dalla convalida - seppur in forma non pienamente legittima ma mite - dell'adozione di una bimba russa alla quale farà da mamma una donna che vive sola a Genova.

Ma ricorda al Parlamento italiano la carenza di una legislazione vigente in materia del riconoscimento di adozione in Italia quando molti tribunali all'estero hanno riconosciuto a tutti gli effetti l'adottabilità comunque di minori che sono stati riconosciuti abbandonati dopo seri accertamenti.

Ad un governo che concepisce la privacy solo in casa Berlusconi, ieri le associazioni Amica Cicogna e Luca Coscioni hanno dichiarato battaglia. Si oppongono al provvedimento inserito quasi di nascosto dall'esecutivo nel Milleproroghe che impone ai centro di fecondazione artificiale di trasmettere al ministero della Salute nomi e cognomi delle coppie che si rivolgono loro per sottoporsi a trattamento di procreazione assistita.

Più di un milione di donne, giovani e anziane e di diversi ceti sociali. È conseguente affermare che un nuovo soggetto, un nuovo protagonista è entrato nella politica italiana. E di questo nuovo soggetto occorre studiare i pensieri, il malessere e gli obiettivi emergenti. È un passo avanti del femminismo che non è nato ieri, ma che solo da poco ha avuto una presenza di massa sulla scena politica italiana. È importante e certo, ma ridurre questa giornata solo all'antiberlusconismo sarebbe - sempre a mio parere - riduttivo.

Tanto più che Berlusconi accecato com'è non sarà assolutamente in grado di tenerne conto. Dirà, come sta dicendo, che si tratta dell'ennesimo attacco fazioso contro di lui, un'aggressione comunista ormai in Italia è il solo a usare questa parola. Tuttavia teme assai che questa più recente valanga possa travolgerlo. E non è detto che non accada anche in tempi brevi. Come dimenticare che condizione forte della manifestazione del 13 era l'esclusione della bandiera di partito?

Ridurre la manifestazione del 13 febbraio a un'altra spintonata contro Berlusconi e basta sarebbe da ciechi e sordi. Non so io bene quanta connessione ci sia con il femminismo e la sua cultura, ma mi sembra certo che la manifestazione del 13 febbraio faccia emergere, porti a livello politico, le esigenze e i problemi che da tempo maturano nella cultura e nella politica delle donne e che sono alla radice della grande manifestazione, finora a parte le facili retoriche dei comizi tenuti in secondo piano: Cerchino di capire il nuovo che riemerge.

E va detto, ripeto, ai partiti che si dicono di sinistra e che, attualmente, si caratterizzano per il vuoto culturale. Secondo me in questo periodo noi stiamo sbagliando pressocchè Siamo un po' scocciati, un po' delusi, un po' Abbiamo smesso di fare politica attiva.

Siamo contenti perchè ci siamo liberati di questo peso. Anche perchè non mi diverto. Dobbiamo riuscire qui a fare qualcosa, non come ora che nessuno si fa gli affari suoi ma non cambia nulla degli altri Io vorrei che noi parlassimo, veramente, per cercare di cambiarci, di essere diversi nei comportamenti dai nostri nonni.

Per essere, ma veramente, nelle cose di tutti i giorni Ci chiamiamo con una data: Corpi speciali Scende in piazza la protesta delle donne contro il sultanato e si accende la discussione su potenzialità e limiti della mobilitazione.

Sarebbe una rivoluzione se in questa giornata di mobilitazione civile, i politici della sinistra ammettessero pubblicamente sia la loro insipienza di fronte all'altro sesso, sia l'uso strumentale della rabbia femminile contro l'indecente presidente del consiglio.

Le donne non hanno mai smesso di parlare, anche quando la cultura e la politica della sinistra non avevano voglia di ascoltarle, né capivano la rivoluzione di quel pifferaio che raccontava la storia del supermercato in cui tutti sarebbero stati liberi consumatori di sogni gentilmente confezionati dalla televisione. La sconfitta culturale annunciava quella politica, prenderne atto significa non mettere a Berlusconi la maschera dell'alieno e non considerare la piazza di oggi una rosa senza spine.

Quel che si discute da due anni, dal caso-Noemi al caso-Ruby, non è il privato di un eccentrico presidente del consiglio, ma la sostanza culturale di una politica che inventa la donna-tangente e ostenta l'esibizione del mercato tra sesso e potere fino a farne una bussola per la selezione della classe dirigente e di governo. Berlusconi è un pessimo esempio di maschio italiano, ma molti, e trasversalmente, lo invidiano e lo imitano.

Gli uomini hanno scritto sul manifesto in che cosa sentono di assomigliare all'anziano che paga le minorenni, un esercizio intellettuale adeguato al bisogno di uscire dal berlusconismo senza paternalismi, né vecchie bandiere. Non si tratta di mettere sul podio chi usa la faccia anziché il fondoschiena, chi lavora dentro e fuori casa anziché sulla strada o nei prive del miliardario.

Riposino in pace le mutande di Ferrara che contro il corpo delle donne ha ingaggiato una crociata, e stia tranquillo il solidale Bersani che applaude alle piazze di oggi pesandole sulla bilancia della battaglia elettorale di domani: Le donne italiane, sia quelle che considerano la mente una zona erogena, sia quelle che ritengono di essere sedute sulla propria fortuna sono tutte di robusta costituzione democratica. Nonostante vivano in un paese umiliato e depresso lo hanno sempre riscattato dalle folate reazionarie con ricostituenti laici e liberatori.

Scegliendo il divorzio quando il partito comunista lo temeva, affermando il loro esclusivo diritto alla scelta della maternità quando la Dc voleva mortificarlo. E ora scendendo in piazza, nelle piccole e grandi città, per urlare il loro dies irae contro il predatore di Arcore che ha scambiato le donne per esemplari di una selvaggina in dotazione alla sua tirannide.

Ora, se un dirigente Rai ha in ufficio un ficus dovrà mettere anche una palma nana. Se a un talk show c'è Lele Mora dovrà esserci, per bilanciare, anche un essere umano; se c'è Berlusconi ci vorrà una persona perbene. Per bilanciare Belpietro ci vorranno almeno tre ospiti in buona fede, se c'è Sgarbi bisognerà invitare una botte di valium. Al Tg1 per bilanciare Minzolini si potrebbe affiancargli il panda nano dello zoo di Nanchino, che ha maggiore senso della notizia.

Nessun regolamento è perfetto, non facciamoci illusioni: E nel caso fosse ospite Giuliano Ferrara chi gli si potrebbe affiancare? Forse solo Giuliano Ferrara potrebbe essere all'altezza del contraddittorio: Poi, per bilanciare i due Ferrara, chiameremo i caschi blu.

Più complessa la questione della satira: Se in una gag si prende in giro, poniamo, la Santanché, come bilanciare? Si potrebbe prendere in giro il chirurgo della Santanché, l'unico chirurgo antiestetico del pianeta. Come vedete si prepara un superlavoro per i dirigenti della tivù pubblica. Panico alla direzione generale: Forse trovare uno che dice che se vince le elezioni regionali sconfiggerà il cancro. Già, ma dove lo troviamo un bugiardo simile? Rosa e le altre Fino a ieri cucivano uniformi e giubbotti antiproiettile.

Poi l'azienda decide di delocalizzare e a loro non resta che presidiare giorno e notte la loro fabbrica, a Latina. Una storia di coraggio e determinazione. Con queste mani non palpiamo, non tocchiamo, non le usiamo per sesso a pagamento.

Con il lavoro di queste mani io guadagno euro al mese, straordinari inclusi. Quanto mi pagherebbero per una palpatina? Chi parla è Rosa Giancola, 43 anni, una delle 29 operaie della Tacconi Sud, un'azienda di Latina, che dal 19 gennaio presidiano la fabbrica, chiusa dal 10 gennaio di quest'anno con una delocalizzazione in vista in Romania.

Ci racconta la storia sua e delle sue colleghe di lavoro. Antonella, Caterina, Nicoletta, Patrizia. Il 17 dicembre Latina è sotto la neve.

Noi attendiamo una notizia da Pavia, dove vivono i Sarchi, i padroni della fabbrica. Per tutto il giorno non c'è modo di parlare con la proprietà. Dal telefono del nostro segretario partono almeno 50 telefonate. È tutto fermo, come questo paesaggio insolito per Latina. Improvvisamente, la mattina di sabato 18 dicembre, il segretario ci annuncia che la decisione presa dall'azienda: Era una "cronaca di una morte annunciata", non c'era nessuno stupore, lo sapevamo già, solo un silenzio consapevole di cosa ci aspettava.

Io e le mie colleghe giravamo per le vie del centro, circondate dalle luci natalizie bianche e accoglienti, ci sentivamo sospese dentro una bolla, una sensazione di vuoto irreale, come se il terreno fosse franato sotto i piedi e la testa fosse sospesa per aria.

La nave stava affondando. Il 20 dicembre ci riuniamo nell'ufficio direzione, perché in mensa, dove di solito si svolgono le assemblee, fa troppo freddo. Mi rendo conto che non abbiamo le forze necessarie per pensare ad un'assemblea permanente, alcune di noi hanno bambini, anche piccoli, e chi genitori bisognosi di cure, come me. Perché le donne in questo paese hanno sempre una doppia occupazione, siamo noi il vero welfare del paese. Chiedere loro un presidio giorno e notte è difficile.

Il 24 dicembre, accendo il pc e inizio a scrivere una nota su Facebook, forse per terapia, una lunga lettera pre-natalizia a questa città che assiste impotente al suo declino tra gli addobbi di Natale. Nessuna risposta dalla proprietà. Poi, il 10 gennaio arriva a ciascuna di noi la lettera di licenziamento. Quando veniamo a sapere che i padroni vogliono cambiare il codice d'accesso dei cancelli, ci diciamo: È un presidio al femminile. Entro dentro alla fabbrica e mi travolge un odore di ciambellone e caffè.

Mi aspettavo un posto freddo, invece le operaie hanno ricostruito nei locali della mensa una specie di salotto da casa accogliente, con poltrone e divani letto. Alcune di loro guardano la tivù da un vecchio televisore coi colori tutti virati fucsia che trasmette un programma di quiz.

Caterina ha lasciato suo figlio a casa: Antonella si finge vedetta, e sta appostata alla finestra scrutando con un binocolo i cancelli, chiusi con una catena improvvisata. Fuori dai cancelli la polizia controlla. Rosa scrive nel suo diario: Quando uno dei carabinieri ha accettato il caffè offerto da noi al di là del cancello la tensione si è sciolta.

Questo per dire che la forza non è sempre sinonimo di forza fisica o violenza. Le operaie più anziane sono tranquille perché sanno che la loro battaglia si concluderà al massimo con la pensione. Rosa, che ha quarant'anni, non ha l'età per cercare un nuovo lavoro e non ha accumulato contributi a sufficienza per smettere di lavorare. Ho dovuto iniziare a lavorare presto, qualche anno fa mi sono diplomata alla scuola serale. Non giudico il modo in cui queste ragazze utilizzano il proprio corpo, penso solamente che Ruby in una sera si toglie il pensiero.

Per Rosa è difficile trovare lavoro. Latina è la provincia d'Italia che l'anno scorso ha visto il maggior aumento delle cassa integrazione. Più 94 per cento rispetto all'anno precedente. Anche la Tacconi Sud aveva chiesto la cassa integrazione. Il lavoro c'era, anche se poco, per lo più commesse dello Stato. Fino a qualche tempo la Tacconi Sud fa produceva i giubbotti antiproiettile dei nostri soldati italiani, e tanti di quelli prodotti a Latina sono andati in Afganistan e in Iraq.

Da qualche anno la fabbrica si era riconvertita: Sono state loro a cucire le tende per i terremotati dell'Umbria e dell'Abruzzo. Loro le usavano, poi ce le rispedivano indietro. Ci toccava ripulirle coll'acqua e sapone, poi le riusavamo come fossero nuove, anche se sarebbe illegale. Una volta dentro ad una delle tende usate per il terremoto dell'Umbria abbiamo trovato un diario di un bambino.

Gente che non dorme sotto il tetto della sua casa. I terremotati come loro, le donne della Tacconi Sud, l'Armata Brancaleone, come si definiscono loro stesse. Rosa e le altre sperano di ricevere un gesto d'amore dal loro padrone. E se, per restare a noi, centodiciassette saranno le piazze molte di più, c'è da scommettere, saranno le soggettività, i sentimenti, i desideri e le piattaforme che quelle piazze riempiranno.

Piazze bipartisan, eppure senza colore e bandiere politico sindacali. Contro la mercificazione, il sultanato, o, per dirla in una parola, l'indecenza che tutto pervade. Piazze che tentano persino i cattolici, come ieri lasciava intendere l'editoriale del direttore del quotidiano Avvenire. Da Fli all'intero arco della sinistra, passando per i centristi dell'Udc che in piazza non ci sarà, non potendo rinnegare il tradizionale astio movimentista, ma ieri salutava con favore le ragioni della mobilitazione , i partiti politici non mancheranno l'appuntamento che oggi promette di segnare una grande giornata all'insegna dell'antiberlusconismo.

Ci sono donne che sembrano contente di farsi usare. Non me ne frega neppure se è un cattivo modello: Tanti italiani lo amano per questo. Quanto al fatto che sia al centro di un giro di prostituzione, capirai che scandalo. Siamo un popolo di puttanieri. Le stime nazionali parlano di nove milioni di clienti maschi di prostitute, e anche alle signore piace pagare. In un campione di donne coinvolte in una recente ricerca della sessuologa Serenella Salomoni, il 37 per cento rivela di aver pensato almeno una volta di pagare un uomo per sesso, il 19 per cento lo ha fatto.

Infine, se la mettiamo sul fatto delle minorenni, va bene, brutta storia. Ma quante volte tornando a casa di sera abbiamo visto sul marciapiede ragazzine-schiave a malapena sedicenni, aspettare che qualche nostro concittadino le tirasse su - e non abbiamo battuto ciglio? Comunque raccontiamo la storia, ci sono sempre due versioni. La versione di chi si scandalizza e quella di chi non vede motivo di scandalizzarsi, e le due versioni non parlano tra loro.

C'è poi la chiave di lettura generazionale, forse più interessante: Sullo sfondo, un paese con la disoccupazione giovanile al 30 per cento. Dove le cronache dei movimenti e delle rivolte studentesche di dicembre sono state sepolte e mandate nell'oblio dalle cronache di Ruby e compagne, nuove protagoniste di servizi soft porno sui telegiornali. Vogliamo crocifiggere quelle ragazze perché hanno colto l'occasione di farsi strada? Cerchiamo di essere realisti. Torniamo ad esempio al popolo di puttanieri.

In un presente labile e precario, è più economico comprare un po' di amore che mettersi a corteggiare qualcuno, uscirci a cena e tutto il resto. Chi ha più tempo per i corteggiamenti? Chi ha i soldi, chi ha la voglia, l'energia? È troppo tardi per arricciare il naso. Quando abbiamo accettato di vivere in un sistema basato sul mercato estremo dovevamo sapere che tale sistema ha come esito quello di trasformare tutto, appunto, in mercato. In questo senso le faccende sessuali del capo sono metaforiche ed emblematiche.

Alla fine, la vera domanda sulla quale dobbiamo interrogarci, al di fuori delle belle parole, è se sia naturale contrattare tutto - o se ci siano ancora dei limiti e quali. Ora, l'opposizione italiana guarda ai casi sessuali e li considera un'anomalia, una degenerazione riprovevole, incidentale.

Tolto di mezzo questo capo, il sistema ritroverà la sua normalità e potremo ricominciare a parlare dei problemi del paese. Peccato che ci sia poco di incidentale. L'errore prospettico del pallido riformismo italiano è ancora quello di considerare Berlusconi - dopo tutti questi anni! Dove per sistema si intende la manifestazione italiana del culto del mercato totale. Non serve neppure scomodare marxismi e liberismi, è una questione di percezioni immediate. Che all'interno di una società ci sia chi consapevolmente sceglie di vendere o comprare non ci turba molto.

Ma qui un'intera società ha condotto alla prostituzione di massa: Siamo tutti carne da macello. Ci piace divorare e farci divorare. Un'opposizione che si limiti a sperare di usare uno scandalo sessuale per togliere di mezzo Berlusconi, senza fare insieme lo sforzo di mettere in campo un'altra idea di società, merita l'accusa di moralismo.

La mercificazione estrema del mondo e la democrazia dei rapporti umani difficilmente possono stare accanto. Senza contare la strana capriola, a cui abbiamo assistito in questi giorni, di un Pd che vuole scendere in piazza a fianco delle donne e nel frattempo litiga per l'ennesima volta sulle unioni civili.

Allo stesso modo, un movimento delle donne che si limiti ad agitare questioni di rappresentazione - il problema di come le donne vengono rappresentate in televisione eccetera - rischia di mancare il colpo.

La cultura del politically correct di sinistra si è concentrata per decenni sul problema di come le cose venivano rappresentate, e ha perso di vista il problema di come le cose venivano vissute. Quello a cui assistiamo è un problema di rapporti democratici: Tutto il resto scivola via.

Per ri-chiedere ai nostri amici maschi di fare quello che chiediamo loro di fare da quarant'anni? Ma non possiamo cacciarlo, Berlusconi, tutti, per quello che è, un essere inqualificabile su tutti i piani? E vedere la sua relazione con le donne come espressione perfetta di questa inqualificabilità?

Organizzare una manifestazione generale promossa dalle donne per cacciare Berlusconi? Da tempo nel mondo le avanguardie sociopolitiche sono le donne, che prendono in carico, usualmente, questioni spinose.

Ma proviamo anche a prendere la questione da un' altra parte. Usiamo l'occasione per domandarci: Il femminismo ha operato una rivoluzione culturale ed epistemologica, toccando la biopolitica del patriarcato, cioè gli assetti profondi degli equilibri personali degli umani e della società.

Qualcosa è cambiato per sempre e questo ha radicalizzato i termini del conflitto, prima oscurato dal silenzio di una parte. Oggi ci si deve confrontare con uno scenario molto più complesso, e profondamente, non solo per effetto della mutata situazione globale ma anche perché lo scenario è reso più confuso proprio dalla contemporanea combinazione degli effetti prodotti da questo movimento e dalle reazioni ad esso.

E in tutti gli attori, vittime e persecutori, per cosi dire. I nuovi assetti, transculturali e trangenerazionli, sia delle vittime che del sistema che hanno scosso, sono il risultato dei reciproci adattamenti, quelli delle donne per sopravvivere comunque ai comportamenti profondamente interiorizzati; quelli, degli uomini, per mantenere gli assetti non scomodi e utili ai propri privilegi.

Gli strumenti di risposta del sistema sono stati molteplici: Le istituzioni neoliberali usano la scoperta dell' importanza del lavoro femminile, sia quello produttivo che quello nascosto nel sociale, per sfruttarlo al meglio.

Non si tratta di una regressione ma della rivelazione di alcuni dei fondamenti dei sistemi sociali, resi visibili dalla reazione all'emergere di comportamenti legittimati dai movimenti delle donne, sia sul piano delle vite personali che delle posizioni pubbliche.

Sia per i fondamentalismi che per le società moderne la libertà femminile elimina l'ultima risorsa nei meccanismi classici di ammortizzazione economica, sociale ed emotiva. L'uscita delle donne per iniziativa autonoma dal posto che è loro assegnato ridisegna i poteri in modo intollerabile per gli uomini, anche per quelli che si dicono progressisti. Il riemergere violento di questa preistoria sepolta sotto le fondazioni della civiltà stupisce gli stessi soggetti che questo movimento hanno creato.

Ci ha trovato non pronte a comprendere sino in fondo e a rispondere, anche per stupore e incredulità, alla sua virulenta misoginia. La situazione delle donne è indubitabilmente avanzata, spazi di libertà si sono aperti. Ma è la combinazione dei meccanismi di sopravvivenza primari dei due sessi che dobbiamo capire meglio e saper gestire: L'uomo potente cerca giovinezza attraverso giovinette, le giovinette futuro attraverso la vendita della loro giovinezza.

Fenomeno antico, antichissimo, riciclato nei tempi di ora, tempi di emancipazione femminile, usata e negata a seconda dei momenti. Cosi una iper fondamentalista si nasconde dietro una emancipata donna di affari, sportiva, amazzonica, androgina, mentre un immaginario materno rassicura gli animi. Una madre col fucile difende il territorio bianco da immigrati, femministe e gay.

Come ci orientiamo, allora, in una nuova giungla di fenomeni e comportamenti caratterizzati dalla confusione e dall'allentamento delle rigidità dei ruoli? Grazie a questi movimenti e alle congiunture sopra delineate, oggi, ci troviamo infatti di fronte a una serie di paradossi che creano una incredibile varietà di situazioni e contraddizioni.

Essi ci indicano dove lavorare ancora e più profondamente al livello degli equilibri profondi di ogni essere umano, per approfondire laddove ci siamo fermate, per saper individuare dove si nascondano i tranelli che riproducono il passato sotto le maschere del nuovo. Nella misura in cui le donne stanno invadendo lo spazio pubblico, sarà fondamentale orientarsi nei valori da loro portati avanti in nome di una ritrovata e inventata libertà da ruoli profondi interiorizzati, rimasti attivi nelle società moderne.

Oggi infatti il movimento delle donne è preso tra un risorgere dei fondamentalismi e un uso volgare e machista della suppostamente raggiunta emancipazione femminile, che apre la strada ad una deformazione totale dei valori portati avanti dalle donne.

Tutti i sistemi sociali e politici, tutti i movimenti populistici, hanno usato da sempre gli stereotipi legati al femminile per la propaganda più efficace e subliminale. Oggi essi stanno avanzando in una nuova e più pericolosa forma. Sarà, ben presto, già è, un nuovo terreno di sfida, intellettuale e politica. Il premier, colto alla sprovvista, fa sapere: L'aveva già detto ma siccome nessuno è stato a sentirlo è stato costretto a ripeterlo.

Giorgio Napolitano scavalca i paletti del bon ton istituzionale, tira fuori gli artigli del vecchio leone e evoca il rischio di elezioni anticipate. Tanto meno a un Governo che continua a girare per le piazze e in Parlamento con un pallottoliere truccato.

E' ancora il Presidente della Repubblica la prima carica dello Stato e nelle sue mani - grazie all'articolo 88 della Costituzione - sta la possibilità di sciogliere le Camere. Questo lo strumento di cui dispone il Colle - e solo il Colle, non la magistratura che i legali del premier continueranno a tormentare con corsi e riscorsi e che la belva non riusciranno ad ammansire per quanti sforzi facciano - per stanare Berlusconi.

Un articolo, due commi. Il secondo ai nostri fini inessenziale, il primo fondamentale: E sulla loro spocchia. A parlare, ieri, è stato solo Napolitano. Il Pdl fa quadrato e attacca nientemeno che il Capo dello Stato. Pensava di aver fatto un bella figura dicendo a Napolitano che le feste a Arcore erano solo una ragazzata, tutto rosolio e niente sesso. Pensava di aver chiarito, con la telefonata mattutina di Gianni Letta al Colle, che non pensa di scatenare la piazza contro le toghe.

E non esclude più niente. Ieri il Popolo viola si è mobilitato in 35 città con pentole, mestoli e coperchi per le dimissioni del premier. Nella capitale ieri i Viola hanno manifestato davanti alla prefettura, in piazza Santi Apostoli, e nessuno ha cercato di raggiungere palazzo Grazioli, poco distante.

In piazza del Gesù a Napoli si sono uniti alla protesta i Comitati antidiscarica di Chiaiano e Terzigno. A Milano, i manifestanti hanno evitato i gazebo del Pdl davanti al tribunale spostandosi in piazza Fontana. Oltre a annunciare l'iniziativa del 12 marzo promossa con altre associazioni, i Viola si sono dati appuntamento oggi in piazza del Popolo.

Un problema allora ci sarà se ieri ci siamo sentiti come la piccola di Perrault infilandoci nella tana del Dal Verme è solo un teatro per ascoltare quell'invasato di Ferrara travestito da libertino, circondato da un serie di libere mutande di chiffon in un non libero stato di polizia, intende lui per mettere il dito nella nostra piaga.

E' andato in scena un cortocircuito surreale. Una lezioncina di furore libertino ipocrita che ha deliziato una platea di sinceri reazionari piuttosto in là con gli anni, persone che oggi sarebbero disposte a santificare perfino il marchese De Sade piuttosto che veder oltraggiato Berlusconi. Qui la libertà sessuale o il terrore per lo stato etico non c'entrano, c'è solo da difendere il capo e i berluscones sono disposti a fare proprio ogni tipo di discorso compresi i nostri Della platea adorante c'è poco da dire senza riuscire sgradevoli.

Uomini e donne astiosi ma in perfetta buona fede che pensano sostanzialmente due cose: Mica male come capovolgimento dei sensi, considerando che erotizzava gli elettori esibendo la sua verginità e oggi strizza l'occhiolino ai peccatori. Insomma, non saremo mica uguali a lui!? Per prendere una boccata d'aria nel disperato tentativo di ritrovare le coordinate, tocca inseguire La Russa o Santanché: Buona questa, l'applauso ci rincuora.

Ma è a Piero Ostellino che tocca il compito più difficile, quello di fare il verso a Eco, la star del Palasharp, tirando per la giacchetta a sua volta Kant. E via di filosofia, per criticare i cortei di oggi: I neo puritani cercano di esorcizzare la realtà con ipocrisia La platea risponde, è pronta per condividere la strategia del contrattacco.

Niente conduttori televisivi commissariati, quello puzza di censura. Tenersi alla larga dai giudici. Serve un nuovo Berlusconi e un nuovo modo di fare comunicazione: Il Dal Verme si svuota con rabbia, pronto a saltarci addosso un'altra volta. Quattromila immigrati in tre giorni sono un'emergenza umanitaria. Ne ha preso coscienza anche il governo di Sacconi e della Lega di Maroni e Bossi, che ieri è stato costretto a chiedere i poteri speciali per gestirla. Dopo due anni di relativa quiete riaffiorano i viaggi della speranza sull'isola di Lampedusa presa d'assalto dalla disperazione dei nordafricani che stanno sbarcando in queste ore, spinti dai disordini e dalla violenza della repressione in Tunisia, ma anche dall'incertezza politica in tutta l'area del Maghreb.

A tentare la traversata sono soprattutto uomini e ragazzini non ancora maggiorenni, pochissime le donne, solo una decina, visto che il viaggio è duro e incerto, in cammino per giorni dal deserto al mare, fino all'approdo sulle coste italiane e l'inizio della via crucis burocratica.

Da oggi, secondo gli esperti, i flussi sono destinati a crescere, anche se molto dipenderà dalle condizioni meteorologiche. In mille sono giunti solo ieri, ma altre navi della speranza sono già in viaggio. L'aereo della guardia di finanza che sta sorvolando il canale di Sicilia ininterrottamente da quando sono iniziati gli arrivi, nel pomeriggio ha avvistato almeno altre 10 carrette del mare. E ieri è giunta anche la notizia di un'imbarcazione colata a picco davanti la città tunisina di Girgis, nel golfo di Gabés, dopo che il mezzo si è spezzato in due probabilmente a causa del peso.

In troppi tra gli uomini che affollano le coste della Tunisia aspettando di essere traghettati verso l'Italia e l'Europa, si sono lanciati sulla nave che non ha retto. Il bilancio secondo le fonti ufficiali conta un morto e un disperso, ma si ha modo di ritenere che le vittime possano essere molte di più. Nel frattempo l'Italia arranca e manda in "vacanza" la Bossi-Fini, visto che non si tratta di clandestini o irregolari, ma di uomini in fuga da guerra e persecuzioni, in diritto di richiedere asilo nel pieno rispetto delle leggi internazionali.

Il ministero degli interni ha messo a disposizione un ponte aereo con l'isola siciliana e il cpt di Bari, mentre un traghetto della Siremar ha portato almeno persone verso porto Empedocle. Il sindaco di Lampedusa Bernardino De Rubeis ha rassicurato la popolazione che entro 24 ore tutti i profughi troveranno sistemazione altrove e che non ci sarebbero crisi sanitarie.

In effetti l'isola non è in grado di dare accoglienza ai rifugiati, che nella notte si sono accampati alla meglio al molo e nella stazione marittima del porto. Il programma italiano sembra essere quello di valutare al più presto caso per caso le richieste di asilo e smistare gli arrivi nei vari cie del paese. Gli immigrati infatti stanno arrivando anche sulle spiagge di Linosa e Pantelleria, da qui in sono già stati trasferiti nel centro di accoglienza calabrese Sant'Anna di Capo Rizzuto, uno dei più grandi d'Europa Ma è polemica sulla scelta di chiudere il centro di prima accoglienza nell'isola di Lampedusa, e di non riaprirlo nonostante l'emergenza conclamata e riconosciuta anche dal governo.

Questo significa che anche con la promessa di allestire una tendopoli in tempi brevi, centinaia di profughi al momento sono costretti a dormire all'addiaccio.

Poi la stoccata ai ministri Maroni e Sacconi: In Italia sono mila gli immigrati costretti a lavorare in nero, di questi almeno mila, non avendo il permesso di soggiorno, sono sotto ricatto e senza alcun diritto. Eppure l'articolo 18 è disapplicato se non addirittura violato dalle Questure, poiché il permesso di soggiorno provvisorio non viene quasi mai concesso per situazioni di sfruttamento in ambito lavorativo.

Nel sono stati solo i permessi rilasciati per motivi umanitari, e hanno riguardato esclusivamente vicende collegate a reati di sfruttamento della prostituzione, riduzione in schiavitù e tratta di essere umani. Questa applicazione contra legem, oltre a delegittimare l'autorevolezza dello Stato, impedisce a migliaia di persone sfruttate e spinte verso la clandestinità di emanciparsi da una criminalità senza scrupoli. L'Italia per altro sta già violando gli obblighi derivanti dall'Ue per non aver attuato la direttiva rimpatri del che doveva essere recepita entro il 24 dicembre Per questo riteniamo di enorme importanza e urgenza che il Ministero dell'Interno adotti tutti i provvedimenti necessari ad una corretta attuazione dell'articolo 18 del Testo unico sull'immigrazione, affinché le questure concedano il permesso di soggiorno temporaneo alle vittime di sfruttamento lavorativo, disponendo se necessario un'indagine amministrativa per comprendere i motivi di quanto accaduto sino ad oggi; convochi un tavolo istituzionale sul tema delle truffe commesse in danno degli immigrati nell'ambito della procedura di regolarizzazione prevista dal decreto legge n.

Ci appelliamo ai movimenti antirazzisti presenti in Italia e già impegnati su queste tematiche ad unirsi in una comune campagna nonviolenta che possa mobilitare le coscienze di molti italiani e degli individui che nelle istituzioni sono delegate a prendere i provvedimenti in questi giorni alla portata di Governo e Parlamento.

Come liberarsi dalla tirannia berlusconiana Massimiliano Guareschi Nell'antichità si era soliti distinguere fra regimi ideali e degenerati. È ai secondi che apparteneva la tirannia, la perversione di quel governo di "uno solo", la monarchia, che per molti, Platone compreso, rappresentava una forma di governo in sé tutt'altro che censurabile. A fare problema, evidentemente, non era il regime in quanto tale ma il dato sostanziale delle specifiche modalità di esercizio del potere.

Quando si transita alle nostre latitudini, invece, l'atteggiamento muta radicalmente. Si dice che siamo in democrazia e allora gli strumenti di azione sono altri e passano, necessariamente, per il rispetto di quelle procedure, di quelle regole del gioco della cui smaccata manipolazione la maggioranza di governo si fa un punto di orgoglio.

Se davvero pensiamo che sia giunto il momento di liberarsi dalla cappa infame che ci opprime da due decenni non possiamo restare fermi al formalismo. È allora forse necessario porsi il problema sostanziale della tirannia in democrazia, di come oltrepassato un determinato livello di degenerazione, le forme della partecipazione democratica e del controllo giurisdizionale si presentino irrimediabilmente svuotate. Improbabili ministri della repubblica chiedono pene esemplari per i manifestanti da quella stessa magistratura a cui attribuisce la qualifica di associazione a delinquere nel caso indaghi sul loro dominus.

La compravendita dei parlamentari avviene alla luce del sole. La lista è lunga, ed è a tutti tristemente nota. Nel momento in cui i meccanismi e gli istituti della democrazia rappresentativa e della divisione dei poteri sono attaccati, irrisi, bypassati, delegittimati dalla stessa compagine di governo, risulta difficile scommettere sulla loro efficacia.

Dobbiamo avere il coraggio di chiamare le cose con il loro nome, uno adatto è quello appunto di tirannia, e soprattutto trarne le conseguenze in termini pratici e politici. Come non essere consapevoli che le abnormità a cui assistiamo in un crescendo vertiginoso ben difficilmente potranno trovare una risoluzione all'interno di meccanismi fisiologici di transizione da una maggioranza all'altra?

I tratti caratteriali del personaggio al centro dell'intreccio, il rischio di sanzioni penali che grava su di lui unito al controllo che esercitata sui media a all'intreccio fra interessi privati e pubblici congiurano nel rendere scarsamente verosimile l'esito di una pacifica fuoriuscita conforme alle regole dell'alternanza. I cortei non necessariamente devono sciogliersi al tramonto. In fondo, si va verso le bella stagione. Anche a climi più rigidi, restare in piazza la notte ha dato i suoi frutti.

La destra in questi anni non ha esitato a nominare la tirannia, a denunciarla, a farne l'epicentro del proprio discorso alludendo continuamente alla dittatura delle procure, alla natura illegittima dei meccanismi di check and balance della costituzione repubblicana, alla legittimità di un nuovo potere costituente, a un tradimento della "volontà popolare" al quale rispondere con la mobilitazione di massa e, secondo la Lega, con i kalashnikov.

Sul versante opposto, invece, sembra regnare la timidezza, un pigro formalismo pronto solo a recepire le forzature sostanzialiste dell'avversario tipo la stigmatizzazione del cosiddetto "ribaltone", all'interno di un regime parlamentare che prevede il libero mandato per i parlamentari e non contempla alcun meccanismo di investitura plebiscitaria del presidente del consiglio dei ministri. Forse quel momento è giunto anche dalle nostre parti.

Ci sono casi in cui si deve tentare l'azzardo, facendosi carico con determinazione di una scelta di parte. Terzo voto in un mese: Il comitato invita anche i cittadini a sottoscrivere la petizione, sul sito internet www.

E' partita anche una lettera diretta al Presidente del Consiglio, al Ministro dell'interno e al Presidente della repubblica per richiedere un incontro e discutere della questione.

Spetta infatti a Giorgio Napolitano di indire i referendum e al governo di indicarne la data, in un arco di tempo prescritto dalla Costituzione.

Il 12 giugno è l'ultima data possibile e anche quella ritenuta meno favorevole al buon esito del voto. Rappresenta gli interessi di milioni di persone chiamate a votare, a decidere. Rappresenta insomma il popolo intero. La preannuciata scelta del governo è stato Roberto Maroni ad anticipare la possibile decisione sembra invece quella che il referendum è un inevitabile fastidio e va trattato come un costoso intralcio da superare sulla strada dell'affare-acqua.

Tra coloro che sono per i no ai referendum, si crea adesso un certo imbarazzo. Vi sono tra di loro brave persone; soltanto pensano di saperne di più, di essere più intelligenti e smaliziati; e di avere più fiducia nel capitale che nei movimenti.

Alcuni sono sicuri democratici: Che felicità essere vivi, essere egiziani, arabi: Già solo l'uscita di scena di Hosni Mubarak e magari la restituzione alle casse dello stato del suo bottino, 40 miliardi di dollari , anche senza altra riforma, sarà sentita in Egitto e nella regione come un grande trionfo politico. Metterà in moto nuove forze.

Una nazione che ha vissuto il miracolo di una mobilitazione di massa e di una gigantesca crescita della coscienza politica popolare non sarà facile da schiacciare, come dimostra la Tunisia. La storia araba, nonostante le apparenze, non è statica. Poco dopo la vittoria di Israele nel , che ha segnato la sconfitta del nazionalismo laico arabo, il grande poeta siriano Nizar Qabbani scriveva: Come sarebbe stato felice di vedere la sua profezia avverata.

La nuova ondata di opposizione di massa avviene in un momento in cui non ci sono partiti nazionalisti radicali nel mondo arabo, e questo ne determina le tattiche: Questa fiducia nell'opinione pubblica globale è commovente, ma è anche un segno di debolezza. Se Barack Obama o il Pentagono avessero ordinato all'esercito egiziano di sgomberare la piazza, per quanto alto il costo, i generali avrebbero obbedito agli ordini.

Ma sarebbe stata un'operazione estremamente rischiosa per loro, se non per Obama. Avrebbe allontanato i vertici militari dai giovani ufficiali e la truppa, molti dei quali hanno familiari e parenti tra i dimostranti, e molti dei quali sanno e sentono che le masse sono dalla parte giusta. Questo avrebbe portato a una qualche sollevazione rivoluzionaria che né Washington, né i Fratelli musulmani - un partito dai freddi calcoli - potevano auspicare.

La dimostrazione di forza popolare è bastata a disfarsi nel dittatore. Mubarak sarebbe uscito di scena solo se gli Stati uniti decidevano di toglierlo di mezzo - e dopo molti tentennamenti, l'hanno fatto.

E' finita male dunque per Mubarak e il suo vecchio scagnozzo. Dopo aver scatenato le sue bande di sicurezza solo due settimane fa, l'incapacità del vicepresidente Omar Suleiman di sloggiare i dimostranti ha segnato questo esito.

L'onda montante delle masse egiziane, con lavoratori in sciopero, giudici che manifestavano per strada, e la minaccia di folle ancora più numerose la prossima settimana, ha reso impossibile per Washington restare attaccata a Mubarak e la sua cricca.

Gli Stati uniti hanno deciso di limitare il proprio danno e autorizzare l'intervento dell'esercito. Suleiman è sempre stato visto dagli egiziani come un torturatore brutale e corrotto, uno che non solo dà gli ordini ma partecipa al processo.

Nel mondo arabo torna l'età della ragione politica. I popoli sono stufi di essere colonizzari e tiranneggiati. E la temperatura sta salendo in Giordania, Algeria e Yemen. Uomini perbene e lupe del nemico Anna Bravo Si direbbe che di questi tempi nella sfera pubblica italiana ci sia un solo uomo di sesso maschile, cioè individuabile e individuato per le caratteristiche di genere, Silvio Berlusconi. Il no non vale per tutti gli altri, naturalmente, basta pensare a quel che scrivono in questi giorni, e da anni, e molto spesso su questo giornale, alcuni uomini capaci di riflettere su se stessi e di lavorare per un'opinione civilizzata.

Ammesso che ci siano. Ma non si sa. Tanto meno ho capito qualcosa sui modi in cui vivete l'essere uomini in un mondo di clan stile Chicago boys, sulle difficoltà, fallimenti e successi che incontrate provando a essere belle persone di sesso maschile. Non si richiedono tranches autobiografiche, solo qualche segno di vita della vostra esperienza di uomini. Noi donne lo chiamiano discorso situato. Vorrei almeno sapere sapere cosa avete in mente quando, oggi, parlate di donne.

Introducendo il discrimine dell'appartenenza, si riproduce la costruzione simbolica secondo cui una donna è sempre di qualcuno, che sia il marito o che sia il partito. Il buffo è che nelle vostre intenzioni una donna dovrebbe compiacersi di quel vostro riconoscimento d'appartenenza, perché assicura tutela della dignità, fiumi di firme agli apppelli, compagnia abbondante ai cortei. E un certificato di rispettabilità: Donne di nessuno cioè di tutti o in alternativa donne del nemico, prezzolate, indecenti?

Vittime, per i più clementi, meretrici per i più accalorati. Ma letteraria o no, resta pesantissima. Pur essendo una buona consumatrice di quotidiani, i pensieri più seri e lucidi su queste ragazze li ho trovati on line: Che è, penso, un composto instabile di sbruffoneria e paura, euforia e tristezza, senso di onnipotenza e vulnerabilità, astuzia e dabbenaggine, tenuto insieme da molta fretta.

La nostra adolescenza e prima giovinezza erano diverse, ma forse non per questo aspetto. Le lupe di Arcore, andiamo! Ce ne sono esempi anche in società di alto senso civico. Nel laido pasticcio di questi mesi, gli uomini che si preoccupano della dignità femminle si sentono probabilmente nostri paladini.

Non ci serve che ci mostriate la vostra devozione attraverso lo smascheramento reiterato di Berlusconi - lo sappiamo anzi, lo sapevamo già. Non ci serve essere lusingate, né sentirci dire che siamo diverse. Ci serve che siate diversi voi: Poi, potreste anche marinare il corteo. Il Lele Mora ch'è dentro di me Christian Raimo Sembra che per almeno una settimana, anche nel discorso pubblico, si parli di politica, si faccia teoria, si discuta di idee In piazza saranno in molte, dalle femministe di prima seconda e terza generazione a chi semplicemente non vuole assomigliare a una vergine da sacrificare al Drago.

Su facebook questo ha significato per migliaia di donne rivendicare un canone femminile alternativo, attraverso un semplicissimo gesto: Da maschio ho riflettuto a mia volta su quale immagine avrei messo a contrappuntare il mio profilo.

E ho pensato che dal brodo di quest'esplosione italiana di oscenità pubblica e di relativo sdegno sarebbe bello se scaturisse l'occasione non solo per rivendicare la propria vilipesa parte migliore, ma anche per fare i conti con la propria oscena parte peggiore. Insomma, se da una parte io posterei sul mio account la fotina di John Cassavetes o David Foster Wallace o Paul Ricouer o chissà quale altro eroe culturale, dall'altra ci piazzerei il faccione di Lele Mora.

Cosa vorrei che mi accomunasse a Cassavetes, Wallace, Ricoeur non è importante; più significativo, credo, è quello che invece mi rende simile a Lele Mora, a Berlusconi, a Corona, a Bartolo Apparentemente io e Lele Mora siamo distanti anni luce.

Siamo esemplari di due contesti italiani coesistenti ma impermeabili tra loro. Abbiamo visioni opposte del mondo, della morale, apparteniamo a due classi sociali che non si toccano, non abbiamo nessuna amicizia in comune, disponiamo di conti in banca incommensurabili I degni e gli indegni.

Gli stilosi buoni di cuore e i cafoni. La fotografia dell'Italia che vien fuori dai Palasharp, dagli elenchi tv di Saviano e Fazio, dalle paginate di appelli contrapposti sui giornali, e speriamo non anche dalla manifestazione di domenica prossima, rischia di assomigliare a questo schema.

Uno schema che magari ci dà la possibilità di rendere denso un sentire comune - offeso dallo schifo dei bunga bunga e delle polverine nei bicchieri - ma non si rivela molto utile né a capire la realtà che ci circonda né a contrastare veramente il berlusconismo culturale e Berlusconi in sé. Perché io e Lele Mora qualcosa in comune ce l'abbiamo, devo ammetterlo.

Io e Lele Mora siamo due consumatori. Alle volte due consumatori compulsivi. Di quelli che guardano il consorzio umano come un catalogo di Postal Market. E se lo stile di Lele Mora lo conosciamo ormai dalle intercettazioni delle olgettine, forse è il caso che vi racconti quello che potrebbe essere il mio, in una settimana come un'altra.

Io potrei, per esempio come ieri suggeriva Repubblica per San Valentino, comprarmi l'application Love Vibes per Iphone, che consente di ricevere un giudizio sulla propria prestazione amorosa http: Potrei fare una pausa in ufficio e scaricarmi dal Corriere. Potrei rivedermi ancora una volta sul sito della Stampa http: Oppure potrei leggermi la rassegna stampa a firma Beatrice Borromeo sul Fatto quotidiano, http: Oppure ancora, sempre prendendo spunto dai suggerimenti di Repubblica e Corriere, decidere di iscrivermi a siti di incontri on-line, a parship.

O scattare un po' di foto al mio uccello e iscrivermi a un sito di annunci erotici come AdultFriendFinder in Italia come me l'hanno fatto sette, otto milioni di persone. O accettare il fatto di essere stanco e masturbarmi davanti a youporn.

Dopo aver passato la settimana feriale in questo modo potrei anche andare domenica a manifestare per la dignità delle donne. Dopo un brunch con le amiche dalle parti di San Silvestro, sperando nella bella giornata. Ma, svolto il mio dovere civico, vorrei esprimere un desiderio: In realtà, mi spiace molto ammetterlo, alle volte ho molto più in comune con loro.

Con quelli che sanno, come dire, di non stare dalla parte migliore. Basterà per garantirlo un aumento di 5 euro dell'assegno mensile, come sostengono la cancelliera Merkel e i suoi alleati di governo liberali? O ci vorrano almeno 11 euro in più, come ribattono socialdemocratici e verdi? L'esito del braccio di ferro viene rinviato a un supplemento di trattative. Il sistema federale tedesco impone un accordo bipartisan, perché la materia è anche di competenza delle regioni, ma democristiani e liberali - la coalizione che sostiene al Bundestag il governo federale di centro-destra, non ha più la maggioranza al Bundesrat, la camera dei Länder.

Il tempo è già scaduto. La corte di Karlsruhe aveva chiesto ai legislatori di ricalcolare l'importo del sussidio di disoccupazione entro il 31 dicembre , basandosi su una stima trasparente e fondata dei bisogni vitali effettivi. I nuovi importi dovranno quindi essere versati retroattivamente a partire dal primo gennaio.

Per una manciata di euro Si tratta dell'Arbeitslosengeld 2 in siglia Alg 2 interamente a carico del bilancio federale, da non confondersi col primo assegno di disoccupazione, l'Arbeitslosengeld 1, prestazione assicurativa finanziata con i contributi dei lavoratori e dei datori di lavoro, e versata in proporzione del salario per un periodo di tempo limitati 12 mesi per chi ha meno di 50 anni.

Ha diritto all'Alg 2 chi ha perso il lavoro da più di un anno, i giovani che non lo trovano, e inabili e invalidi non più a disposizione sul mercato del lavoro per loro si parla più precisamente di Sozialgeld. Vivono di questo assegno 6,7 milioni di persone, tra cui 1,7 di bambini con i genitori disoccupati. Socialdemocratici e verdi insistono per euro al mese, 11 in più. Su questa differenza di 6 euro si è arenata il 9 febbraio la prima tornata di consultazioni, a un tavolo da cui erano stati esclusi - per esplicita volontà discriminatoria di Spd e Grüne - i socialisti della Linke.

Sei euro sembrano davvero pochi, eppure dietro ogni centesimo si celano complicate elucubrazioni politiche e trucchi statistici. Punto di partenza è la rivelazione sui redditi e i consumi, effettuata ogni 5 anni su un campione di Tanto più che questo fattore è la media tra detrazioni di diversa incidenza, a seconda delle categorie merceologiche.

Il responso degli esperti del ministero è arrivato nel settembre scorso, euro, e da allora la ministra non si è spostata di un centesimo. Secondo i critici l'esito era già stato predertimanato dal ministro delle finanze Schäuble, con i suoi piani per il bilancio: A posteriori gli esperti si sarebbero poi dati da fare per trovare uno straccio di argomentazione.

Per fermare la rivalutazione entro il tetto dei 5 euro si è intanto modificato il campione di confronto: Sebbene 17 euro bastino si e no per tre bicchieri di birra e un paio di pacchetti di sigarette, per la ministra von der Layen si tratta di stravizi da bandire.

Nel paniere dei disoccupati non trovano poi posto - tanto per fare qualche esempio da una lista molto più lunga - visite al ristorante, nè viaggi per le vacanze, né fiori: Angela Merkel e compagnia ministeriale dovranno rimetter mano a questa lista della spesa, se non vogliono che i giudici, persa la pazienza, si mettano a riscriverla loro.

L'incontro fra la tradizione operaista e quella ambientalista nell'ambito di una nuova declinazione della categoria dei beni comuni ha costituito sicuramente il più importante elemento di novità politica sostanziale. Sul piano delle forme della pratica politica, inoltre, mi pare che la svolta più significativa sia stata prodotta dall'egemonia creativa e generazionale del movimento studentesco che, partendo dal sapere critico come bene comune, nel pieno della crisi del capitalismo cognitivo, ha saputo trasmettere un nuovo e raro momento di speranza.

La fusione fra questa forma e quella sostanza costituisce un patrimonio che va curato, rigenerato e non lasciato appassire. Inutile ripetere quanto decisiva sia la battaglia referendaria contro la privatizzazione dell'acqua e contro l'irresponsabile ripristino del nucleare, due mosse largamente sostenute da un fronte bipartisan contro le quali dovrebbe concentrarsi una vera opposizione politica. Invece la cacciata di Berlusconi sembra essere diventata un'ossessione tanto inutile quanto l'anything but Bush che negli Stati Uniti ha fatto scrivere una cambiale in bianco ad Obama, senza neppure provare a sottrarlo dal controllo più completo da parte delle corporation è dell'altro ieri la notizia del rischio di bancarotta imminente della Sec, la Consob americana, che Obama finanzia ancor meno di Bush.

Problemi oltre Berlusconi Purtroppo i problemi del nostro sistema politico e culturale sono profondi e la cacciata di Berlusconi se mai avverrà non ne risolverà neanche uno, perché è un intero modo di pensare ed agire, largamente bipartisan, che andrebbe travolto.

Del resto, la pubblicità dell'acqua minerale troneggia a tutta pagina sulla Repubblica quasi quotidianamente e dagli eroi di carta raccolti a Milano è giunto solo un contributo al silenzio sulle nostre battaglie. Purtroppo la riduzione della politica al personalismo del buono o del cattivo è una sindrome che ha contagiato interamente perfino la sinistra extraparlamentare, affascinata, col caro Nichi, dal modello americanizzante delle primarie.

Rifiuto del personalismo narcisista Il leaderismo è la forma di verticismo autoritario e narcisista più coerente con la struttura della società dello spettacolo ed è quindi, come ogni forma di concentrazione del potere, incompatibile con la pratica dei beni comuni.

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Il suo trasporto è tale che gli dei trasformano la statua in una donna in carne e ossa. Una linea che sembrava confermata anche dalla decisione di rinunciare al decreto sulle intercettazioni che Berlusconi avrebbe voluto sventolare sotto il naso di Giorgio Napolitano ieri stesso. Nonostante vivano in un paese umiliato e depresso lo hanno sempre riscattato dalle folate reazionarie con ricostituenti laici e liberatori. Di questa evoluzione Platone ce ne dà in proposito una bellissima descrizione nel Simposio. Non è la prima volta che questo capita.

Greely, La fine del sesso e il futuro della riproduzione umana , Codice, Torino Una lettera al Papa , Laterza, Roma-Bari Indicazioni per una seconda rivoluzione copernicana.. Uscire dallo Stato di minorità superiorità Quando ero bambino, a catechismo, un prete mi ha raccontato la storia di Caino e Abele. Di quel racconto - e della sua autorevole interpretazione - mi sono a lungo accontentato. Per me, come per tanti cattolici, la Bibbia era affare della Chiesa.

Nella sua rassicurante versione, Abele sacrificava a Dio gli agnelli più belli e grassi del suo gregge, mentre Caino gli offriva solo gli scarti del proprio raccolto: Il fatto è che, nella Genesi, della disparità tra i due sacrifici non si fa menzione.

Invece, Dio non ne parla affatto, e Caino, da parte sua, non dà a vedere di sentirsi in colpa per avere offerto un olocausto indegno. Caino non riesce ad accettare la preferenza che Dio accorda al fratello.

Questa è la sfida che si presenta al primogenito di Adamo e a noi, suoi figli. Questa, la prova a cui siamo messi. Forse che, se agisci bene, non potrai tenere alto il tuo volto? Caino non riesce a tenere alto il volto , a sollevare il viso il visus: È invidus , invidioso. Caino - osserviamolo - nulla obietta. È lui il primo ad avvertire oscuramente che la sua sorda ribellione non ha i caratteri di un sentimento nobile, giusto.

La sua rivolta non ha il coraggio di manifestarsi: Il figlio di Eva è livido, non ha gioia. È una colpa, la tristezza? Ed essere felici, è un merito? Ma qual è il suo merito?

I suoi sacrifici erano forse più puri, più santi, più devoti di quelli del fratello? Dio non li nega, quei meriti, ma nemmeno li riconosce. Non è di questo che intende parlare. Il peccato di Caino, quello che lui si ostina a non vedere, non consiste nella inadeguatezza delle sue offerte. Il suo vero peccato Dio non lo dichiara: Mentre Caino commisura i meriti, mentre scruta e raffronta i premi ricevuti, mentre aguzza gli occhi sul meglio e sul peggio, perde di vista il bene.

Chi fa il bene - lo ammonisce il Signore - tiene alto il volto. Il primogenito di Adamo, invece, guarda rabbiosamente a terra. Vorrebbe che fosse finalmente fatta giustizia. La sua giustizia - la giustizia umanamente intesa - pretende di giudicare quella divina, vuole imporle il proprio metro, le proprie scadenze; si spinge fino a vedere in essa una iniquità intollerabile.

Che se la prenda con il destino avverso, o invece con la malevolenza degli uomini, con la stoltezza della pubblica opinione, è sempre una superiore Ingiustizia a sfidarlo.

Dove sono le radici della sua rabbia, della sua disperazione? Caino è un lavoratore. Se ripensa al proprio sacrificio e lo paragona a quello del suo rivale, il premio che questi riceve, ai suoi occhi, è vergognosamente immeritato.

Il fatto che non vengano premiate non dovrebbe diminuirne, ai suoi occhi, la dignità e il valore. Ma qui - lo abbiamo detto - stiamo parlando di un invidioso senza Dio, senza colpa, senza perdono.

Un cervo e un altro cervo potranno competere, affrontarsi, conquistare o perdere femmine e territorio, ma non potranno invidiarsi. Che un uomo sia invidioso, dunque, è la prova più certa della sua umanità. Amaro, e funesto, e contagioso.

Non è forse, la gelosia degli uomini, il segno più certo del nostro valore, la naturale conseguenza del suo riconoscimento? Non è anche per il sottile piacere di essere invidiati che ci battiamo per ottenere il successo?

Eraclito la pensa diversamente. Essere invidiati - ci insegna - è doloroso quanto lo è invidiare. Il malocchio è un fluido venefico che contamina il bene, lo deforma, lo riduce a cosa, a un oggetto che si possiede strappandolo ad altri.

La loro sorte - buona, grama, mediocre - è in pubblico. Oltre che primo assassino, Caino è il primo fondatore di città. La fiera requisitoria contro Abele e i suoi immeritati privilegi si conclude con un incitamento alla rivolta: Il suo sguardo ansioso è tutto teso a calcolare quanta felicità sia toccata a lui e quanta al suo simile. Questo sguardo guidato da un disperato senso di giustizia, questo sguardo che insegue il miraggio della felicità, è senza gioia, è sempre più lontano dalla gioia.

La felicità è strettamente legata alla volontà: Entrambe - felicità e gioia - sono moventi del nostro operare umano; ma chi opera in vista della felicità è inquieto, insoddisfatto: La gioia è la sua origine, non il suo fine. Chi opera per gioia, potremmo dire, ha già ricevuto il premio: Parlare di premio , tuttavia, è ancora inappropriato: La gioia, invece, è smisurata, incommensurabile.

È un dono immotivato, senza rapporto alcuno col nostro merito. Un dono sovrabbondante, traboccante, che ci spinge a condividerlo, a donare. Se gli uomini sono uguali, anche le loro quote di felicità dovranno esserlo. Che sia Dio a commettere questa ingiustizia, che siano le circostanze storiche, economiche, sociali, che sia lo Stato, il caso, la fortuna, Caino vorrà sempre opporle il suo metro, la sua giustizia. Scrutando il meglio e il peggio, ha perso di vista il bene.

Più acutamente spia il proprio simile, per smascherarlo, meno lo vede. Lo sguardo che calcola e misura non è capace di guardare davvero Abele; è uno sguardo abbattuto, cieco, disperato. Solo la gioia permette, a chi se ne lascia invadere, di vedere il bene, proprio e altrui, di guardare al proprio simile non come a un uguale da guatare con sospetto, ma come a un altro da contemplare e custodire. Il metro di Caino - di Umberto Fiori.

Una sollecitazione a pensare non dal Festival di Filosofia ma dal mondo di Esopo e di Fedro. Al di là dei "corsi e ricorsi", il filo della tradizione critica. Contro la cecità e la boria dei dotti e delle nazioni Indicazioni per una seconda rivoluzione copernicana Chi dice che è morta? Ritratti del desiderio di Massimo Recalcati pagine, 14 euro, con le fotografie di Giancarlo Fabbri è pubblicato da Raffaello Cortina Editore. Che cosa resta della grande lezione di Freud?

Cosa della grande rivoluzione culturale rappresentata dalla psicoanalisi è destinato a non essere cancellato? Lo si grida da più parti e ormai da molto tempo: Il nucleo di questa invenzione è etico prima che terapeutico.

Ma la prima vera e grande sovversione etica imposta da Freud è quella che ci costringe a modificare la nostra ordinaria concezione della malattia e della sofferenza psichica.

Questo è un contributo ancora attualissimo e nevralgico della psicoanalisi: La divisione multipla interna al soggetto - tra coscienza, preconscio e inconscio, tra Es, Io e Super- io - ci costringe infatti a ridisegnare la nostra idea della vita umana. È un principio clinico che riguarda tanto la vita individuale quanto quella collettiva: La psicoanalisi incoraggia una politica anti-segregativa.

Quale è il volto dello straniero che si tratta di accogliere? Innanzitutto quello del desiderio che esprime la dimensione radicalmente insacrificabile della singolarità. È questo un punto nevralgico presente nel pensiero di Freud, ripreso con forza da Lacan: Questo comporta un attrito fatale nei confronti di tutte le pratiche di normalizzazione autoritaria e di medicalizzazione disciplinare della vita. La vita del desiderio - la vita della singolarità - è sempre vita storta, difforme, deviante, bizzarra, anomala.

Ciascuno ha il compito di trovare la propria misura della felicità. La psicoanalisi è una teoria critica della società: La sua vocazione è antifascista nel senso più radicale e militante del termine: Di fronte al mare Barbara Chitussi , Lo spettacolo di sé. Filosofia della doppia personalità , Meltemi, , pp. Lo dimostra brillantemente Barbara Chitussi che in un saggio appena uscito da Meltemi non solo, quasi come in un romanzo, mette in scena i casi clinici, le storie fantastiche di personalità multiple di cui si sono occupati gli psichiatri francesi, ma ne trae il materiale teorico per costruire una vera e propria filosofia della personalità.

Ma, come accade spesso, il brusio delle voci senza volto finisce per raccogliersi nel fulgore di un nome che quelle voci, tutte, le fa risuonare assieme. O meglio, triste e cupa Félida appare di solito sino al momento della sua crisi. Le accade infatti, talvolta, di cadere improvvisamente nel sonno e di risvegliarsi in uno stato che non è più quello nel quale si era addormentata: Come nota con finezza Barbara Chitussi, gli psicologi che a proposito del caso di Félida iniziano a parlare di doppia personalità, operano a loro volta uno sdoppiamento dello stesso termine di personalità.

Non più sinonimo di coscienza o di vita, la personalità torna ora a riavvicinarsi al significato originario del latino persona: Nel secolo scorso due avvenimenti epocali hanno infranto il paradigma della procreazione umana: Ma, come accade per i traumi più gravi, abbiamo preferito rimuoverli o minimizzarli considerandole come forme di liberazione o interventi terapeutici.

Poiché le biotecnologie procedono espellendo il sesso dalla procreazione, la sua ricerca prende le mosse proprio dalla sessualità che la psicoanalisi aveva posto al centro della vita biologica e psichica. Primo tra i quali la disintegrazione del triangolo edipico formato da padre, madre, figlio , gravato, come effetto delle biotecnologie, da un eccesso di protagonisti. Nella gravidanza indotta con dono di gameti e condotta per conto terzi, ad esempio, le madri possono essere tre: Ma queste soluzioni impreviste pongono richieste psicologiche ed etiche sempre più impegnative.

Aiutate i vostri allievi a diventare esseri umani. I vostri sforzi non devono mai produrre dei mostri formati, degli psicopatici qualificati, degli Eichmann istruiti. Fu il compianto dirigente della mia scuola, qualche anno fa, a condividere questa lettera apparsa su Le Monde in un pezzo della scrittrice Annick Cojean.

In senso stretto non esiste insegnamento in differita , ma solo in diretta. Insegnare è una branca della drammaturgia. Lo ricordava con precisione il Nobel Canetti nella sua autobiografia: È nella relazione che si impara a sentire il valore del sé come destinatario del dono del sapere. Quali insegnanti siete tornati a ringraziare e per cosa?

Per la lezione sulle leggi della termodinamica e su Leopardi, o per come vivevano e offrivano la termodinamica e Leopardi proprio a voi? Qualche tempo fa mi scriveva uno studente: Un mio compagno ribatte: Un insegnante deve avere un cuore talmente grande da non fare nessuna preferenza! Interessato anche io dal momento che non avevo letto nessun grande poeta ho chiesto un consiglio.

Il giorno seguente lo vedo estrarre dalla sua ventiquattrore un libricino invecchiato. Viene verso di me. Mi ha regalato una delle sue copie di Elegie duinesi , di R. Rilke , il suo libro di poesia preferito. Il libro della sua giovinezza! La differenza tra le due impostazioni è proprio quella che corre tra chi si illude si possano separare istruzione ed educazione e chi invece le tiene naturalmente unite. Nel primo caso si pensa che il docente sia un distributore di nozioni, nel secondo la didattica è conseguenza della relazione.

È questa la rivoluzione copernicana chiesta a ogni docente: Un professore - il letto da rifare oggi lo suggerisce lo studente della lettera - è chiamato ad avere un cuore tale da non far preferenze perché preferisce tutti e ciascuno diversamente: È la stessa sfida narrata da Ovidio, nelle sue Metamorfosi , a proposito del mito di Pigmalione.

Uno scultore che, deluso da tutte le donne, si innamora della donna ideale che ha scolpito nel marmo. Il suo trasporto è tale che gli dei trasformano la statua in una donna in carne e ossa. Lo sguardo educante non è mai neutro ma sempre profetico, nel bene e nel male. Ne abbiamo conferma quotidiana nel bambino che, appena caduto, si volge verso i genitori: I ragazzi non hanno bisogno di insegnanti amiconi né aguzzini, ma di uomini e donne capaci di guardarli come amabili soggetti di inedite possibilità a cui non fare sconti.

E non è questione di missione o di poteri magici, ma di professionalità. La parola autorità viene da augeo aumentare: È anche, forse soprattutto, una diffusa miseria della sessualità maschile, che scambia potere, favori, assunzioni in cambio di briciole come un massaggio sotto un accappatoio, una masturbazione a cielo aperto, un assoggettamento a una virilità incerta. E da cui è urgente uscire, se i destini della sessualità come espressione libera e creativa della specie umana ci stanno a cuore.

E anche questo le consorelle francesi non possono non averlo notato. Ma il politically correct gioca brutti scherzi. Questione di punti di vista. Ragione "Logos" e Amore "Charitas". Cristianesimo, democrazia e necessità di "una seconda rivoluzione copernicana". Credo che allora, sapendo di morire, Mario abbia detto qualcosa di essenziale di sé: Il che pare contraddire la sua biografia, di un professore di estetica ben radicato nel mondo accademico.

Come si va dallo stesso allo stesso. Mario si è sentito sempre in transito, in un Transfer come si dice negli aeroporti. Ma un transito che, circolarmente, riporta a dove si era partiti. Costoro avevano bisogno di un bambino, e lui fu ceduto a loro.

Un senza-genitori vezzeggiato, forse viziato, ma pur sempre senza genitori. Fino al punto, in Il sentire cattolico , di riconoscersi come cattolico: Attutire una sua pendenza ai disgusti , titolo di un altro suo libro. Allora Napoli sembrava una città morta che si leccava le sue numerose ferite, solo depressione e rabbia.

Assieme ad alcuni amici pensammo di organizzare un evento culturale che non facesse il minimo riferimento al terremoto. Vennero migliaia di persone.

Fu un happening unico. Intervenne Lucio Amelio, famoso gallerista amico di Andy Warhol, promuovendo i locali di omosessualità sado-maso americani Perniola allora appariva il portavoce di una visione estremista della vita e della filosofia: Io lo vedevo come rappresentante illustre di quello che chiamavo Pensiero Mario non ha mai smesso di transitare. Una fabbrica di idee e di significanti nuovi.

Mario mi ha detto che due uomini - oltre alle donne - avevano marcato la sua esistenza: Luigi Pareyson e Guy Debord. I suoi due padri adottivi, direi. Pareyson, oltre che essere lui stesso un filosofo di grandissima sensibilità, è stato uno dei padri - è il caso di dirlo - di parte della cultura italiana degli ultimi decenni.

Il fatto che i suoi allievi abbiano preso una strada filosoficamente autonoma non ha fatto mai mancar loro il suo affetto e il suo aiuto. Mario sembrava commosso quando parlava di Pareyson. Debord ha rappresentato il lato scontroso, aspro, e in fin dei conti tragico, del Proponeva una società costituita da Consigli, non solo operai, dove in una sorta di assemblea permanente si sarebbero prese tutte le decisioni.

Il situazionismo si vantava di essere un marxismo puro, ed è stato divorato dalla propria smania di purezza. Lavorava invece la sua compagna cinese, Alice, proprietaria di un ristorante asiatico. Debord, uomo di cultura raffinata e intriso di letture classiche, era un uomo duro, refrattario, alcolista. Credo che abbia sempre molto sofferto di questo. Mario è stato sempre affascinato dalle tecnologie della comunicazione.

Negli ultimi anni era particolarmente affascinato da Wikipedia, forse uno dei pochi esempi riusciti di democrazia conoscitiva: Agli esami universitari a Roma 2, i suoi studenti per essere ammessi dovevano mostrare di saper operare con disinvoltura su Wikipedia.

Ma credo che questa sia stata, sempre, la sfida di Mario: Anche le sue preferenze per i paesi avevano qualcosa di contraddittorio. Togliersi la terra sotto i piedi, che poi, in un certo senso, è stata sempre la viziosa delizia della filosofia. Mario Perniola, scomparso prematuramente il 9 gennaio era nato ad Asti nel Ha costituito una voce estremamente significativa e suggestiva della filosofia italiana degli ultimi decenni.

Forse il solo intellettuale italiano capace di misurarsi con le tematiche filosofiche e socio culturali sviluppate negli stessi anni nella cultura francese, a cui Perniola è stato sempre prevalentemente legato. Filosofia del "Sol calante" e filosofia del "Sol levante".

Profonda frattura o connessione "nascosta"? La conseguenza è che per loro la loro versione è quella vera, e resterà nel loro cervello per tutta la vita. Quella storia, quelle storie, saranno più importanti di Hegel e Kant, che pure le hanno tanto impressionate.

Più importanti di Nietzsche, che oggi va per la maggiore. Quando qualcuna di queste storie trapela sui giornali, diventa subito la notizia più letta dalle ragazze in tutta Italia. Ci sarà una causa. Il prof sarà interrogato e sapremo le sue risposte. Parliamo del fenomeno carsico, sempre negato e tuttavia presente in tutte le scuole, dei legami sentimentali che nascono tra insegnanti e allievi.

Anticipo subito, qui ad apertura, una mia vecchia tesi, ma non obbligo nessuno ad accettarla: La difesa del prof sostiene che i messaggi del prof non sono molestie o violenze, perché hanno sempre ottenuto risposta.

Ma, a parte il fatto che il consenso delle minorenni non è valido per questo son dichiarate minorenni , se la relazione vien corrisposta, vuol dire che è andata molto avanti e che è diventata stabile. Per la ragazza, e per la bambina, innamorarsi del prof è un fenomeno di crescita: Per il prof, innamorarsi di una ragazza o una bambina è un fenomeno di de-crescita, e nel caso della bambina di rimbambimento.

In questo caso, come insegna Freud, è inevitabile, utile, necessario che nasca un trasporto affettivo, che Freud chiama transfert. Il transfert è un grosso problema analitico. Posso sbagliare sono uno scrittore, non uno psicanalista , ma ho sempre guardato con sospetto lo psicanalista che si mette con una sua paziente, e la sposa. Mi sembra un rapporto analitico interrotto e deviato. Per la stessa ragione guardo con sospetto il prof che scambia email erotiche con le sue alunne, ancora minorenni o appena maggiorenni: Una importante provocatoria riflessione Persone di potere dotate di un carisma privo di narcisismo esistono.

Ce ne vorrebbero molte di più Annamaria Testa. Che cosa frulla nella mente delle persone di potere? Diventano più impulsivi, meno consapevoli dei rischi e, soprattutto, meno capaci di considerare i fatti assumendo il punto di vista delle altre persone. Non studia i comportamenti, ma il cervello.

Quando mette alcuni studenti in una condizione di potere, scopre che questa influisce su uno specifico processo neurale: Ed eccoci alla possibile causa di quello che Keltner definisce paradosso del potere. Quando le persone acquisiscono potere, perdono o meglio: Diventano meno empatiche, cioè meno percettive. Meno pronte a capire gli altri. E, probabilmente, meno interessate o disposte a riuscirci. Spesso le persone di potere sono circondate da una corte di subordinati che tendono a rispecchiare il loro capo per ingraziarselo, cosa che non aiuta certo a mantenere un sano rapporto con la realtà.

I top manager delle multinazionali girano freneticamente per il mondo come polli decapitati: Mi sarei aspettata qualche brusio di sconcerto tra gli astanti, e invece: Ho il sospetto che la sindrome del pollo possa appartenere non solo a chi guida le imprese, ma anche a chi governale istituzioni e le nazioni.

È facile ammirare e rispettare le persone carismatiche. Ma la citazione medesima contiene una dose consistente di protervia. Indica la tracotanza presuntuosa di chi ha raggiunto una posizione eminente e si sopravvaluta. È notevole il fatto che nel termine greco sia implicita anche la fatalità di una successiva punizione, divina o terrena: È una percentuale molto alta. Uno dei principali motivi di fallimento è il narcisismo: Tra sicurezza e ostinazione? Tra fascino e manipolazione? Tra pragmatismo e cinismo?

E la capacità di mantenere il consenso è direttamente proporzionale alla capacità di comunicare, di ascoltare e di interagire mettendosi a confronto. Ce ne vorrebbero molte di più. Una importante provocatoria riflessione di Lidia Ravera.

Un omaggio a Kurt H. Wolff e a Barrington Moore Jr. La filosofia francese del Novecento ha ripreso in vario modo il tema cristiano della carne. Talvolta, come in Michel Henry, ci si è limitati a rivendicare la carnalità come arma da opporre ad una presunta smaterializzazione del corpo avvenuta in età moderna e post-moderna.

È questa estasi relazionale che Sartre chiama incarnazione. Non si tratta solo del corpo nudo, della sua epidermide o della morbida consistenza della pelle: Quando Sartre dice che normalmente la fatticità è rivestita e nascosta dalla grazia, e dunque la nudità della carne, per quanto sia sempre presente, è tuttavia costantemente invisibile cfr. Lo stesso Sartre, del resto, riconosce che. Questo sarebbe vero solo per il cadavere. Questo significa che anche il corpo di carne non è mai semplicemente un corpo ridotto alla pura apparenza naturale o alla sussistenza fisiologica.

In entrambi i casi, la carne del desiderio è sempre gratia plena. La cosmesi o la cosmicità della grazia non le sopravviene, ma costituisce il suo unico modo di apparizione. La sua ricerca di una carne senza trucco si rivela impossibile, in fondo, anche solo per il fatto stesso di essere una ricerca volontaria.

In questo senso, lo sguardo sadico non è che il rovescio di quello cristiano: Non che la vista sia esclusa dal sentire propriamente carnale. Solo che il vedere in stato di desiderio è un vedere esclusivamente aptico. Solo questo sguardo di carne, che scivola sul corpo come una carezza, è in grado di mantenersi nel campo del desiderio.

Lo sguardo panoramico del voyerista e quello altrettanto globale anche se ravvicinato del sadico posso certo produrre eccitazione e godimento, ma nessun essere di carne. Anche lo sguardo fisso e ossessivo che gli amanti si rivolgono talvolta nei momenti che precedono il piacere è uno sguardo di carne, benché in un senso peculiare. Sono lontani i tempi di anatemi e diffidenze tra Chiesa e psicoanalisi.

Ce lo ha voluto papa Francesco. Un dialogo nei propositi non ristretto alla ricerca scientifica. Corsi e ricorsi di storia e di fede! Poste le basi dalla teologia fondamentale, adesso la sfida potrebbe allargarsi e coinvolgere altre branche del sapere teologico , quali ad esempio la teologia pastorale e quella biblica.

Se non diventano parola parlata, spezzata come pane della conoscenza, vissuta, condivisa, le parole dei teologi che studiano la psicoanalisi rimangono per pochi addetti ai lavori, autoreferenziali, lessico per iniziati. Numerosi specialisti già si servono di vari strumenti psicoanalitici per comprendere le Scritture, le componenti umane e storiche dei testi sacri, i pionieri della psicologia del profondo.

Questi ultimi sarebbero fuori luogo in soffitta, anche se Lacan li ha criticati con un linguaggio al cui fascino la teologia fondamentale non sembra indifferente. Dopo la pubblicazione del Libro Rosso , nel , Jung va riconsiderato, in specie dai teologi: Non dimentichiamo che Jung fu psichiatra e in quanto tale ha vissuto in prima persona le sofferenze estreme della psiche che disputa con Dio, come Giobbe, o che del Creato coglie il vuoto, come Qoelet, e rischia di sprofondarci.

Jacques Lacan e la teologia di Rossano Gaboardi è pubblicato da Glossa pp. Il francese Jacques Lacan era psichiatra e filosofo. È stato uno dei maggiori psicoanalisti del Novecento. Confesso di aver paura di scrivere o parlare di pedofilia - oggi, è come attraversare un campo minato. Il vespaio provocato dal romanzo di Walter Siti, Bruciare tutto , il cui protagonista è un prete che desidera i bambini ma casto, mostra bene che la pedofilia tocca certi nostri nervi scoperti.

Invece, si incrimina qualcuno anche solamente per aver visitato siti pedopornografici. Non solo gli atti pedofili, ma il desiderio pedofilo in sé oggi è criminalizzato. Come il decimo comandamento, il solo che proibisca un desiderio - dei beni altrui, compresa la donna altrui.

Anni fa una rivista di psicoanalisi mi chiese un intervento sulla pedofilia, e io scrissi un saggio in cui esaminavo alcuni casi di pedofilia presi dalla letteratura clinica. Con mia sorpresa il saggio fu rifiutato; il compianto amico Pietro Barcellona, membro della redazione, mi disse che quel mio scritto era apparso una lancia spezzata a favore dei pedofili. Eppure, quel mio articolo è uno dei pochissimi, tra i tanti da me scritti, che nessuno abbia voluto pubblicare.

In effetti, articoli anche di genere scientifico iniziavano con un anatema contro il flagello della pedofilia, con una denuncia di una quasi-cospirazione mondiale dei pedofili, ecc. Spero che, detto questo, io possa esprimere impunemente la mia idea. Appunto, quel che mi sembra importante analizzare è proprio questa nostra esacerbata reattività quando si parla di pedofilia. Gli omosessuali erano perseguitati in modo triplice: Quanto alla masturbazione, specialmente quella infantile, veniva denunciata come causa di terribili disturbi mentali e sessuali.

In sintonia con una certa omertà della popolazione nei confronti dei pedofili, soprattutto di quelli ecclesiastici, fino a pochi decenni fa. Mio padre, professore di filosofia nato nel , aveva studiato a Napoli in scuole di barnabiti e gesuiti, cosa che aveva prodotto in lui un desiderio di sacerdozio. Eppure ogni tanto alludeva a preti chiaramente pedofili; mi disse che un nostro caro amico di famiglia, una persona molto fragile, da ragazzo aveva accettato una relazione con un prete pedofilo.

Mi disse che anche lui era stato oggetto di attenzioni, che aveva respinto. Apparirà oggi stupefacente che poi lui stesso mi mandasse a 15 anni a studiare dai barnabiti, a Napoli, istituto Bianchi, per due anni. Una volta un barnabita che non avevo mai visto, un uomo magro sulla trentina, mi dette appuntamento per parlarmi; evidentemente era il sacerdote incaricato della consulenza spirituale dei giovani allievi, tutti maschi.

La sera mi recai al Bianchi. Mi fece sedere di fronte a sé, molto vicino, la sua bocca quasi mi alitava in faccia, e mi prese una mano. Ricordo le sue mani fredde, i suoi grandi occhiali, il volto ossuto, la voce felpata e vischiosa. Senza andare troppo per le lunghe, mi chiese se avevo avuto polluzioni, se mi toccavo Capii che dovevo tagliare la corda, difatti, senza rispondere alle sue domande, trovai una scusa e me ne andai.

Non so se quel tutore spirituale volesse sedurmi sessualmente, ma considero la sua lubrica curiosità sulla mia aurorale vita sessuale come già di per sé un attentato pedofilo. Era evidente che godeva nello strappare il velo di pudore degli adolescenti, nel penetrare anche solo verbalmente la loro intimità.

Un cambio di discorso. O, come si dice in filosofia della scienza, un cambio di paradigma. Questo ciclone ha fatto breccia nella pedagogia, nella critica letteraria, nella psichiatria, nel cinema, ecc. La psichiatria si convinse del valore patogeno del trauma, e il trauma per lo più erano abusi sessuali. Non si contavano i biografi di scrittori, artisti, politici, musicisti, ecc. In Italia si dice "i panni sporchi si lavano in famiglia", invece nel mondo anglo-americano si andavano e si vanno a cercare prima di tutto i panni sporchi delle famiglie per esibirli in pubblico.

Eppure questa ricerca del parente pedofilo aveva orli paranoidi. Una febbre querelante, dove era difficile separare il delirio dalla rimemorazione di eventi reali, sconvolse le famiglie statunitensi.

Ha colto qualcosa di questo il regista danese Thomas Vinterberg. Nel Vinterberg diresse un film, Festen , in cui a una festa di famiglia ricca uno dei figli denuncia drammaticamente il padre-padrone per aver abusato sessualmente di lui e della sorella, morta suicida, quando erano piccoli. Un giovane maestro di asilo in un villaggio danese viene accusato noi spettatori sappiamo ingiustamente di aver sedotto sessualmente una bambina sua allieva.

Il villaggio non è garantista, per cui tutti sono convinti che il maestro sia un pedofilo e perseguitano lui e il figlio adolescente. Poi il maestro viene scagionato dal giudice, ma questo non basta: Col tempo, tutto sembra calmarsi, il risentimento pare archiviato. Ma un giorno, durante una partita di caccia con amici, qualcuno che non vediamo spara addosso al maestro, mancandolo.

Quel che Vinterberg coglie è insomma un bisogno collettivo di avere un pedofilo da perseguitare. Un paradossale desiderio di pedofili. Siamo nella logica del capro espiatorio, su cui tanto si è scritto. Mentre un compagno di cella che ha ucciso più persone viene accettato.

Nel film di Vinterberg si tratta di fiction, ma storie analoghe sono accadute realmente in molti paesi. In Italia avemmo il caso inquietante di Rignano Flaminio: Come spiegare questo orrore per il pedofilo, ambiguo perché esprime il desiderio di averne uno da perseguitare?

Alcuni sostengono che esso è il segno di una nostra maggiore sensibilità al mondo infantile, che insomma oggi i genitori sono molto più attenti nei confronti dei figli. Dovremmo rallegrarci del fatto che finalmente la nostra società si sia accorta di qualcosa che pur esiste da che mondo è mondo, e cioè che i bambini vengono picchiati, i padri vanno a letto con le figlie e i fratelli con le sorelline, e alcuni preti seducono ragazzi e ragazze.

Non a caso, si dice, nelle società industriali avanzate facciamo sempre meno figli: Viviamo in una società dove il bambino è sempre più importante, da qui la tendenza - soprattutto italiana - a permettergli tutto. È una specie di lapsus freudiano, che andrebbe interpretato.

Dovremmo chiederci quale sia il nostro modo attuale. Ovvero, aboliamo sempre più la differenza tra i bambini e noi, soprattutto per quel che riguarda la sessualità. Innanzitutto vestiamo i bambini sempre più come noi adulti. Il successo della Barbie - attraverso i giocattoli gli adulti plasmano la mente dei loro bambini - la dice lunga: La Barbie ha imposto alle bambine il paradigma della donna moderna.

Quanto poi alle altre bambole alternative alla Barbie, come Bratz, mi sembra che esaltino la figura della adolescente sexy e alla moda che va in discoteca. E non dobbiamo più dare scappellotti ai nostri bambini, proprio perché non li diamo agli adulti. Il sesso viene insegnato nelle scuole, ovvero vogliamo che i nostri bambini sappiano sulla sessualità e sulla nascita più o meno le stesse cose che sappiamo noi.

Favole come la cicogna o i bambini sotto i cavoli sono derise e vituperate. Evidentemente la teoria di Freud - che ha svelato un segreto di Pulcinella, il fatto che i bambini abbiano impulsi sessuali, cosa che ogni madre e padre e baby sitter sa - è stata assorbita dalla nostra cultura, per cui non reprimiamo più atti sessuali tra bambini.

Certo non proibiamo più la masturbazione. Come si spiega allora questo accanimento anti-pedofili? Ci sono impulsi pedofili in moltissime persone, anche se sono repressi dalla nostra etica sessuale. Il pedofilo funziona allora come capro espiatorio su cui delegare il proprio interesse morboso per i bambini. Come nel film di Vinterberg o a Rignano Flaminio, si ha bisogno di un pedofilo, anche se inventato, per incarnare in un altro le proprie tentazioni. Ma ci resta un rosebud a cui dare risposta?

Il film celeberrimo di Orson Welles Citizen Kane Quarto potere si snocciola come una ricostruzione biografica. Un giornalista deve ricostruire la vita del magnate della stampa e tycoon Charles Foster Kane, giusto dopo la sua morte. Il giornalista compone una sorta di puzzle intervistando varie persone che hanno condiviso parte della vita di Kane. Chi o che cosa era questo Rosebud? Questo significante sembra indicare un pezzo mancante nel puzzle.

Rosebud letteralmente significa bocciolo di rosa, ma viene usato anche come bocca di rosa, una bocca con labbra delicate e rosee. Come orifizio con mucosa, il termine evoca anche le piccole e grandi labbra della vagina.

Questa di Millot è una testimonianza sulla sua esperienza personale con Lacan. Che si aggiunge a varie altre testimonianze, pubblicate nel corso degli anni da parenti amici allievi o analizzanti di Lacan, da prospettive tra loro diverse, a cui bisogna aggiungere la lunga biografia di Lacan scritta da Elisabeth Roudinesco. Abbondano aneddoti anche gustosi, altri più o meno immaginari, sul personaggio Lacan. Vari amici, che stimo, mi hanno detto che questo libretto secondo loro non vale granché.

Mi chiedo che cosa abbia potuto motivare questo giudizio severo. Un libro-testimonianza deve il suo interesse non al fatto che sia scritto più o meno bene, che sia più o meno profondo, ma al fatto che testimoni appunto, che ci informi su aspetti a noi ignoti di una vita.

E la stessa analisi appare in qualche modo un pettegolezzo su se stessi, un tradurre in parola qualcosa di intimo e inconfessabile. Forse alcuni vorrebbero che di Lacan si scrivessero non biografie ma agiografie. Le biografie serie comportano sempre un alone di demistificazione, e posso capire che chi vota a Lacan una forma di culto della personalità non possa accettarle.

Al limite, ci saremmo aspettati che Millot ci parlasse anche dei suoi rapporti sessuali con Lacan, o dei suoi rapporti con la moglie di Lacan Sylvia, perché no? Ma più ne sappiamo di uomini e donne eminenti, più un tarlo, simile a Rosebud, ci assilla: Insomma, chi era veramente Lacan?

Di Lacan colpisce un comportamento che i suoi più intimi mettono in evidenza: Per Lacan, come per S. Ora, come vedere il fatto che il teorico della legge non tenesse in alcun conto la legge più banale, il codice stradale? Cogliamo qui una discrasia tra la teoria e la vita?

Il giovane Lacan gli disse di voler andare poi alle Olimpiadi di Berlino, che si tenevano allora. Il punto è che queste dovevano essere le Olimpiadi di Hitler Appunto, cela ne se fait pas. Non si passa col rosso, non si va a letto con le pazienti, non si fanno sedute eccessivamente corte, si deve dare la precedenza in strada Piuttosto per dire che Lacan era un dandy.

Nessun biografo o testimone di Lacan, a quanto io ne sappia, ha presentato Lacan come un dandy. Essi si escludevano dai valori e dai gusti della massa, vantando la loro libertà rispetto alle regole che valgono per la gente comune, ovvero per i mediocri.

Millot sottolinea come Lacan facesse sentire la gente comune a proprio agio, come sapesse interloquire bene con gli psicotici; insomma, sapeva aiutare. E poi, quando si ha quel fascino misterioso che oggi chiamiamo carisma, si riesce ad aiutare meglio il prossimo che quando non lo si ha. Il dandy, dunque, si sente libero. Dice che Lacan era esasperato dal fatto che Contri avesse chiamato Comunione e Liberazione la sua scuola di Milano.

In realtà Contri aveva chiamato il suo gruppo Scuola freudiana di cui io stesso feci parte per qualche anno , ma era anche membro del movimento Comunione e Liberazione che noi italiani conosciamo bene.

Ecco una posizione che oggi apparirebbe retrograda, che il movimento LGBT contesterebbe. Oggi prevale la concezione per cui il proprio gender è qualcosa che ci si assegna , non qualcosa che si è oggettivamente. Eppure Lacan si sentiva libero da ogni regola. Egli non voleva cedere sul proprio desiderio. È proprio negando teoricamente la libertà umana, come fece Lutero De servo arbitrio , che la si deve praticare, in modo ingenuamente disperato.

Lacan voleva sempre godere di tutto: Lacan esprimeva piuttosto una straordinaria vitalità , una passione quasi futurista per il movimento, gli sport, la velocità, i viaggi. Lacan passava lunghe ore assorto, silenzioso, immobile.

Chi è molto vitale, non teme la morte. E Millot insiste sulla impavidità di Lacan. Quando la morte gli si presentava davanti, non la fuggiva. Come il dandy, pagava il prezzo di una solitudine di fondo. Come ha potuto Lacan fondare allora una scuola quasi di massa di cui lui era il capo indiscusso? Qual era allora il rosebud di Lacan? Direi proprio averci detto che ogni esistenza singolare - anche la propria - gira attorno al mistero di una bocca socchiusa che si presenta come dolcissima.

Egli era a un tempo Kane con il suo buco e il giornalista che lo cerca. In fondo, ha indicato sempre un buco fondamentale che rompe la coerenza del soggetto-organismo. Egli cercava una singolarità senza senso con cui ciascuno di noi deve confrontarsi. In fisica si chiama singolarità ogni fenomeno per cui le leggi della fisica normale cessano di valere, come nei buchi neri. Allora Lacan fu completamente assorbito, direi assillato, dai nodi borromei.

Si tratta di un numero indefinito di anelli - minimo tre - allacciati in un certo modo che, se se ne taglia uno, tutti gli altri risultano liberi. Millot ci ricorda che gli spaghi per fare catene borromee avevano ormai invaso le due case di Lacan. Negli ultimi tempi, nei suoi seminari si limitava a disegnare sulla lavagna anelli e nodi sempre più complessi, in silenzio; quasi non parlava più.

Bisogna psicoanalizzare anche la teoria psicoanalitica, e lo psicoanalista che la elabora. Evidentemente Lacan si interrogava: Attorno a questo paradosso, il vortice del modo di vivere e di pensare di Lacan. In questo vortice faceva girare insieme gran parte dello scibile, in una bulimia simile a quella speculativa di Hegel: Con questo qualcosa che manca al puzzle - e che in qualche modo ci libera pericolosamente da ogni legge - si è confrontato tutta la vita.

Il primo passo è quello critico. La critica della Legge è un punto fondamentale del pensiero perverso. È la prossimità paradossale che Lacan sottolinea tra Kant e Sade: La colpa e la maledizione della Legge degli uomini è negare la realtà della Legge del godimento.

La Legge degli uomini aliena la vita dalla sua Origine, da quel godimento compatibile col corpo che Sade vede incarnarsi nella vita della Natura.

Il secondo passo è quello fondazionista. La sua esigenza è assai più radicale. Esso non si accontenta della versione paolina della Legge nella sua dialettica col desiderio interdizione-trasgressione , ma pretende di riscrivere ex-novo la Legge, di rifondare la Legge, di dare alla Legge un nuovo fondamento. Qual è la Legge delle Leggi che dovrebbe oltrepassare la maledizione colpevolizzante della Legge degli uomini? Il passo più essenziale della perversione non è infatti né quello della critica alla Legge, né quello della spinta alla sua rifondazione.

Si tratta di una metamorfosi masochista. La metamorfosi perversa eleva il masochismo a forma compiuta della perversione. La sua resta ancora una spinta a godere che denuncia paradossalmente lo scarto che continua a sussistere tra corpo e godimento. Piuttosto secondo Lacan è il masochismo a realizzare la metamorfosi compiuta del soggetto alla quale punta il disegno perverso. Nel masochista più che nel sadico ci troviamo di fronte a una totale abolizione del soggetto diviso del desiderio.

Il masochista è un Dio che non conosce la morte: Essa vuole restituire al corpo - sottratto alla Legge del linguaggio - la sua integrità assoluta di corpo di godimento, compatto come il cemento, libero da ogni forma di mancanza. Una vita che è già non-vita; quella di un Dio o di un animale. Operazione di messa a morte della forma umana della vita.

Essere cane, scarto o detrito realizza una forma di vita dove la mancanza è dichiarata illusoriamente estinta. Una storia di lunga durata Il "rimorso di incoscienza" di Marshall McLuhan. Virtualmente possiamo finanche morire o rimanere vivi, pur essendo morti nella vita reale. Seduzione, amori, tradimenti, malattie e immortalità dei nostri digital body , Franco Angeli Atkins non si limita infatti a ricreare delle rappresentazioni virtuali del sé che vivono e agiscono in un ambiente tecnologico disgiunto da quello reale.

Il suo intento è di dar vita a personaggi che ammaliano il pubblico, perché creano empatia. Il protagonista di uno dei video esposti a Rivoli, Ribbons , un bifolco di nome Dave, sputa poesie su un amore perduto mentre fuma sigarette fino al filtro e orina dentro al suo stesso bicchiere. Egli è antipatico e al tempo stesso accattivante, proprio per quel carattere di vibrante e accorata umanità che lo contraddistingue. È esattamente quel che accade al protagonista di Safe Conduct , la grande installazione video a tre canali che, negli spazi della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, è allestita in modo da ricordare i tabelloni di arrivi e partenze degli aeroporti: Torino, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, 27 settembre gennaio Cantico dei cantici , traduzione e cura di Giovanni Garbini , Paideia, Brescia Il testo biblico che descrive il desiderio resta un codice segreto.

Come dimostrano gli ultimi studi. Di cosa parliamo quando parliamo del Cantico? È un mistero nel senso tecnico della parola. Il profano parlerà, ma non saprà di che parla. Già allora che cosa fosse il Cantico non lo si sapeva né voleva dire: Poemetto di età post-esilica, forse patchwork di canti attinti al patrimonio della tradizione assiro-babilonese ed egizia oltre che ebraica, con echi greco- ellenistici nello stile di Teocrito, il Cantico è indubitabilmente un testo erotico, quasi pornografico.

Nella traduzione latina di Girolamo: Secondo la tradizione rabbinica, alcuni brani del Cantico venivano cantati nelle taverne. Si sdegnava Rabbi Aqiba: Sulle ali della metafora della sposa-chiesa i versetti del Cantico si disseminarono nella fonosfera della liturgia, della musica, della letteratura, tramandole come mantra sempre meno dischiusi al senso.

Più la torsione simbolica della teologia occidentale sottraeva loro il significato naturale - da Ambrogio a Gregorio Magno, da Guglielmo di Saint-Thierry a Bernardo di Clairvaux, da Francesco di Sales a Bossuet - più le sillabe e le immagini spandevano il loro mistero elementare. Già il Talmud ammoniva, comunque, a non sottovalutare la letteralità che nessun testo biblico deve mai perdere. I letteralisti o naturalisti sono sempre, a ragione, esistiti: Il Novecento ha visto anche esegeti ecclesiastici cattolici, da Dietrich Bonhoeffer a Luis Alonso Schökel, assaliti dal dubbio: Il Cantico è nulla.

È un prisma trasparente nella cui luce si riflette, moltiplica e illumina qualunque esperienza reale o spirituale, intellettuale o dottrinale vi si accosti. Il Cantico è un pezzo di vuoto sacrale. Anima mea liquefacta est. Quaesivi, et non inveni illum.

Vocavi, et non respondit mihi. Se la natura del desiderio è indicibile, il Cantico la dispiega in enigmi. Letture e riscritture del Cantico dei cantici , Qiqajon, Comunità di Bose, pagg. Nulla doveva distoglierlo dal comparare e commentare i testi della bibbia. Nel Commento al Cantico , opera della sua maturità, uscito ora in traduzione italiana insieme alle magnifiche Omelie sul Cantico di un altro grande padre greco, Gregorio di Nissa Origene, Gregorio di Nissa, Sul Cantico dei cantici , a c.

Rilanciata sul web ha scatenato le attrici Usa contro il regista: È bastato che il sito americano della rivista Elle ripubblicasse in inglese quelle parole per scatenare un nuovo boato di polemiche in Rete su Ultimo tango a Parigi.

Perché volevo vedere la sua reazione come ragazza, non come attrice. Le repliche sono riassumibili in tre concetti: Alle parole di Chastain hanno fatto eco quelle di Evan Rachel Wood, che ha rivelato recentemente di essere stata vittima in passato di due stupri: Bertolucci nei momenti di crisi non è mai corso in mio aiuto. Maria sapeva tutto perché aveva letto la sceneggiatura, dove era tutto descritto.

Io ho precisato, ma forse non sono stato chiaro, di avere deciso insieme a Marlon Brando, di non informare Maria. Le reazioni sono state subito vivaci e, nel corso dei quattordici anni successivi, Wendy Doniger ha avuto più volte occasione di tornare sul tema, inserendo il Kamasutra nella trattatistica indiana, che costituisce un immane corpus di testi.

E soprattutto su uno di questi trattati si è appuntata la sua indagine: Anche se un parallelo trattato cinese, il Libro del Signore di Shang , che conosciamo grazie alla sapiente edizione di J.

Dopotutto, spie, infiltrati e mezzani possono rivelarsi indispensabili per conquistare una città come per sedurre una donna. E il Kamasutra lo dimostra con dovizia di esempi. Il rapporto è indiscutibile e Doniger lo illumina puntualmente, anche se - come sempre in India - è disperante stabilire una sequenza temporale rigorosa in cui situare i testi.

Ma chi è questo personaggio? Questo uomo di mondo innanzitutto è ricco e non ha obblighi di alcun genere. Come il giovane Ovidio a Roma due secoli prima, frequenta i riti e le feste religiose perché sono ottime occasioni per individuare donne belle, passibili di diventare un giorno oggetto di conquista.

La sua vita è al tempo stesso variegata e altamente ripetitiva. Nulla è arbitrario o accidentale: E qui si impone una glossa: Suo primo autore era stato il mite toro Nandin, che vegliava sulla porta della camera da letto dove Shiva e Uma erano congiunti in un interminabile coito, durato mille anni degli dèi.

Insieme guardiano, voyeur e scriba, Nandin aveva annotato il sapere erotico che un giorno anche gli uomini avrebbero dovuto apprendere, sebbene parzialmente, essendo incapaci di applicarlo nella sua interezza. Non meno illuminante di Nandin è il secondo autore leggendario del Kamasutra: Shvetaketu , colui che ridusse i mille capitoli scritti da Nandin a quei cinquecento destinati a essere poi, nel corso del tempo, ulteriormente ridotti, fino a diventare i centocinquanta di Babhravya del Panchala e i trentasei di Vatsyayana.

Lo vediamo apparire, a ventiquattro anni, nella Chandogya Upanishad. Il padre gli dice che ancora nulla sa, anche se aveva studiato tutti i Veda. Ora gli sarebbe toccato andare oltre. E a noi sono giunte in quanto parole dette a questo giovane brahmano, il quale - in un momento successivo della sua vita - avrebbe redatto una versione abbreviata della dottrina erotica di Nandin.

Wendy Doniger ha finalmente reso giustizia al Kamasutra , innanzitutto traducendolo in modo adeguato, senza i malintesi e le superfetazioni stilistiche di Burton, e ricollocandolo in una posizione eminente nella trattatistica indiana.

E Shiva stesso è contraddistinto dalla più vasta oscillazione fra estremi che conosciamo. Di Kama nessuno sarà in grado, per fortuna, di sbarazzarci.

La lezione sorprendente e preveggente di Elvio Fachinelli. Accuse fondate su luoghi comuni. La personalizzazione del conflitto politico ha finito per espropriarci della cura nei confronti delle regole fondamentali della nostra convivenza democratica. La restrizione diretta e apertamente autoritaria delle garanzie costitutive dei nostri diritti, crea opposizione e ribellione. La rottamazione pura e semplice di una classe politica inadeguata non produce di per sé legittimazione.

Se resta come unica opzione perpetua il senso di delegittimazione. Infatti, Renzi, il rottamatore, si identifica con Telemaco: Dimentica che il ritorno della legge nel regno di Itaca, non è opera di Telemaco. Un leader capace di identificarsi con Penelope e Ulisse, cioè con il senso di corresponsabilità che costituisce le relazioni cittadine in termini di condivisione e di scambio, è molto più affidabile di un figlio che si sostituisce ai genitori.

Una "risposta" di Umberto Galimberti. Di Spinoza non si ricordano grandi amori. Tutte le biografie ce lo consegnano come una sorta di santo eretico, un saggio stoico capace di condurre una vita esemplare, sobria e morigerata.

Come i colori nascono da combinazioni di giallo, rosso e blu, anche la tavolozza degli affetti è fatta di tre affetti primari: Se la tristezza è un negarsi al mondo, la gioia è uno slancio verso un legame più intenso con la realtà - per Spinoza, che usa una parola della Scolastica, perfezione. Spinoza racconta un amore che è una pura espressione della gioia: O, meglio, che progetto!!! Forse aspiriamo a tracciare i confini di una finalità possibile: Forse il sesso propone una cifra - se non la cifra - di tale rinnovamento del desiderio, che in fondo non è altro che il desiderio stesso.

Almeno una cosa, infatti, è certa: La dissimulazione del sesso non faceva che portare avanti, con una modalità nuova proveniente dal contesto cristiano, la sua antichissima valenza sacra. In realtà, carità e concupiscenza si attraggono a vicenda tanto quanto sembrano respingersi. Mubarak sarebbe uscito di scena solo se gli Stati uniti decidevano di toglierlo di mezzo - e dopo molti tentennamenti, l'hanno fatto. E' finita male dunque per Mubarak e il suo vecchio scagnozzo.

Dopo aver scatenato le sue bande di sicurezza solo due settimane fa, l'incapacità del vicepresidente Omar Suleiman di sloggiare i dimostranti ha segnato questo esito. L'onda montante delle masse egiziane, con lavoratori in sciopero, giudici che manifestavano per strada, e la minaccia di folle ancora più numerose la prossima settimana, ha reso impossibile per Washington restare attaccata a Mubarak e la sua cricca. Gli Stati uniti hanno deciso di limitare il proprio danno e autorizzare l'intervento dell'esercito.

Suleiman è sempre stato visto dagli egiziani come un torturatore brutale e corrotto, uno che non solo dà gli ordini ma partecipa al processo. Nel mondo arabo torna l'età della ragione politica. I popoli sono stufi di essere colonizzari e tiranneggiati.

E la temperatura sta salendo in Giordania, Algeria e Yemen. Uomini perbene e lupe del nemico Anna Bravo Si direbbe che di questi tempi nella sfera pubblica italiana ci sia un solo uomo di sesso maschile, cioè individuabile e individuato per le caratteristiche di genere, Silvio Berlusconi. Il no non vale per tutti gli altri, naturalmente, basta pensare a quel che scrivono in questi giorni, e da anni, e molto spesso su questo giornale, alcuni uomini capaci di riflettere su se stessi e di lavorare per un'opinione civilizzata.

Ammesso che ci siano. Ma non si sa. Tanto meno ho capito qualcosa sui modi in cui vivete l'essere uomini in un mondo di clan stile Chicago boys, sulle difficoltà, fallimenti e successi che incontrate provando a essere belle persone di sesso maschile.

Non si richiedono tranches autobiografiche, solo qualche segno di vita della vostra esperienza di uomini. Noi donne lo chiamiano discorso situato. Vorrei almeno sapere sapere cosa avete in mente quando, oggi, parlate di donne. Introducendo il discrimine dell'appartenenza, si riproduce la costruzione simbolica secondo cui una donna è sempre di qualcuno, che sia il marito o che sia il partito. Il buffo è che nelle vostre intenzioni una donna dovrebbe compiacersi di quel vostro riconoscimento d'appartenenza, perché assicura tutela della dignità, fiumi di firme agli apppelli, compagnia abbondante ai cortei.

E un certificato di rispettabilità: Donne di nessuno cioè di tutti o in alternativa donne del nemico, prezzolate, indecenti? Vittime, per i più clementi, meretrici per i più accalorati. Ma letteraria o no, resta pesantissima. Pur essendo una buona consumatrice di quotidiani, i pensieri più seri e lucidi su queste ragazze li ho trovati on line: Che è, penso, un composto instabile di sbruffoneria e paura, euforia e tristezza, senso di onnipotenza e vulnerabilità, astuzia e dabbenaggine, tenuto insieme da molta fretta.

La nostra adolescenza e prima giovinezza erano diverse, ma forse non per questo aspetto. Le lupe di Arcore, andiamo! Ce ne sono esempi anche in società di alto senso civico. Nel laido pasticcio di questi mesi, gli uomini che si preoccupano della dignità femminle si sentono probabilmente nostri paladini.

Non ci serve che ci mostriate la vostra devozione attraverso lo smascheramento reiterato di Berlusconi - lo sappiamo anzi, lo sapevamo già. Non ci serve essere lusingate, né sentirci dire che siamo diverse. Ci serve che siate diversi voi: Poi, potreste anche marinare il corteo.

Il Lele Mora ch'è dentro di me Christian Raimo Sembra che per almeno una settimana, anche nel discorso pubblico, si parli di politica, si faccia teoria, si discuta di idee In piazza saranno in molte, dalle femministe di prima seconda e terza generazione a chi semplicemente non vuole assomigliare a una vergine da sacrificare al Drago.

Su facebook questo ha significato per migliaia di donne rivendicare un canone femminile alternativo, attraverso un semplicissimo gesto: Da maschio ho riflettuto a mia volta su quale immagine avrei messo a contrappuntare il mio profilo.

E ho pensato che dal brodo di quest'esplosione italiana di oscenità pubblica e di relativo sdegno sarebbe bello se scaturisse l'occasione non solo per rivendicare la propria vilipesa parte migliore, ma anche per fare i conti con la propria oscena parte peggiore.

Insomma, se da una parte io posterei sul mio account la fotina di John Cassavetes o David Foster Wallace o Paul Ricouer o chissà quale altro eroe culturale, dall'altra ci piazzerei il faccione di Lele Mora. Cosa vorrei che mi accomunasse a Cassavetes, Wallace, Ricoeur non è importante; più significativo, credo, è quello che invece mi rende simile a Lele Mora, a Berlusconi, a Corona, a Bartolo Apparentemente io e Lele Mora siamo distanti anni luce.

Siamo esemplari di due contesti italiani coesistenti ma impermeabili tra loro. Abbiamo visioni opposte del mondo, della morale, apparteniamo a due classi sociali che non si toccano, non abbiamo nessuna amicizia in comune, disponiamo di conti in banca incommensurabili I degni e gli indegni.

Gli stilosi buoni di cuore e i cafoni. La fotografia dell'Italia che vien fuori dai Palasharp, dagli elenchi tv di Saviano e Fazio, dalle paginate di appelli contrapposti sui giornali, e speriamo non anche dalla manifestazione di domenica prossima, rischia di assomigliare a questo schema. Uno schema che magari ci dà la possibilità di rendere denso un sentire comune - offeso dallo schifo dei bunga bunga e delle polverine nei bicchieri - ma non si rivela molto utile né a capire la realtà che ci circonda né a contrastare veramente il berlusconismo culturale e Berlusconi in sé.

Perché io e Lele Mora qualcosa in comune ce l'abbiamo, devo ammetterlo. Io e Lele Mora siamo due consumatori. Alle volte due consumatori compulsivi.

Di quelli che guardano il consorzio umano come un catalogo di Postal Market. E se lo stile di Lele Mora lo conosciamo ormai dalle intercettazioni delle olgettine, forse è il caso che vi racconti quello che potrebbe essere il mio, in una settimana come un'altra. Io potrei, per esempio come ieri suggeriva Repubblica per San Valentino, comprarmi l'application Love Vibes per Iphone, che consente di ricevere un giudizio sulla propria prestazione amorosa http: Potrei fare una pausa in ufficio e scaricarmi dal Corriere.

Potrei rivedermi ancora una volta sul sito della Stampa http: Oppure potrei leggermi la rassegna stampa a firma Beatrice Borromeo sul Fatto quotidiano, http: Oppure ancora, sempre prendendo spunto dai suggerimenti di Repubblica e Corriere, decidere di iscrivermi a siti di incontri on-line, a parship.

O scattare un po' di foto al mio uccello e iscrivermi a un sito di annunci erotici come AdultFriendFinder in Italia come me l'hanno fatto sette, otto milioni di persone. O accettare il fatto di essere stanco e masturbarmi davanti a youporn. Dopo aver passato la settimana feriale in questo modo potrei anche andare domenica a manifestare per la dignità delle donne. Dopo un brunch con le amiche dalle parti di San Silvestro, sperando nella bella giornata.

Ma, svolto il mio dovere civico, vorrei esprimere un desiderio: In realtà, mi spiace molto ammetterlo, alle volte ho molto più in comune con loro.

Con quelli che sanno, come dire, di non stare dalla parte migliore. Basterà per garantirlo un aumento di 5 euro dell'assegno mensile, come sostengono la cancelliera Merkel e i suoi alleati di governo liberali?

O ci vorrano almeno 11 euro in più, come ribattono socialdemocratici e verdi? L'esito del braccio di ferro viene rinviato a un supplemento di trattative. Il sistema federale tedesco impone un accordo bipartisan, perché la materia è anche di competenza delle regioni, ma democristiani e liberali - la coalizione che sostiene al Bundestag il governo federale di centro-destra, non ha più la maggioranza al Bundesrat, la camera dei Länder. Il tempo è già scaduto. La corte di Karlsruhe aveva chiesto ai legislatori di ricalcolare l'importo del sussidio di disoccupazione entro il 31 dicembre , basandosi su una stima trasparente e fondata dei bisogni vitali effettivi.

I nuovi importi dovranno quindi essere versati retroattivamente a partire dal primo gennaio. Per una manciata di euro Si tratta dell'Arbeitslosengeld 2 in siglia Alg 2 interamente a carico del bilancio federale, da non confondersi col primo assegno di disoccupazione, l'Arbeitslosengeld 1, prestazione assicurativa finanziata con i contributi dei lavoratori e dei datori di lavoro, e versata in proporzione del salario per un periodo di tempo limitati 12 mesi per chi ha meno di 50 anni.

Ha diritto all'Alg 2 chi ha perso il lavoro da più di un anno, i giovani che non lo trovano, e inabili e invalidi non più a disposizione sul mercato del lavoro per loro si parla più precisamente di Sozialgeld. Vivono di questo assegno 6,7 milioni di persone, tra cui 1,7 di bambini con i genitori disoccupati. Socialdemocratici e verdi insistono per euro al mese, 11 in più. Su questa differenza di 6 euro si è arenata il 9 febbraio la prima tornata di consultazioni, a un tavolo da cui erano stati esclusi - per esplicita volontà discriminatoria di Spd e Grüne - i socialisti della Linke.

Sei euro sembrano davvero pochi, eppure dietro ogni centesimo si celano complicate elucubrazioni politiche e trucchi statistici. Punto di partenza è la rivelazione sui redditi e i consumi, effettuata ogni 5 anni su un campione di Tanto più che questo fattore è la media tra detrazioni di diversa incidenza, a seconda delle categorie merceologiche. Il responso degli esperti del ministero è arrivato nel settembre scorso, euro, e da allora la ministra non si è spostata di un centesimo.

Secondo i critici l'esito era già stato predertimanato dal ministro delle finanze Schäuble, con i suoi piani per il bilancio: A posteriori gli esperti si sarebbero poi dati da fare per trovare uno straccio di argomentazione. Per fermare la rivalutazione entro il tetto dei 5 euro si è intanto modificato il campione di confronto: Sebbene 17 euro bastino si e no per tre bicchieri di birra e un paio di pacchetti di sigarette, per la ministra von der Layen si tratta di stravizi da bandire.

Nel paniere dei disoccupati non trovano poi posto - tanto per fare qualche esempio da una lista molto più lunga - visite al ristorante, nè viaggi per le vacanze, né fiori: Angela Merkel e compagnia ministeriale dovranno rimetter mano a questa lista della spesa, se non vogliono che i giudici, persa la pazienza, si mettano a riscriverla loro. L'incontro fra la tradizione operaista e quella ambientalista nell'ambito di una nuova declinazione della categoria dei beni comuni ha costituito sicuramente il più importante elemento di novità politica sostanziale.

Sul piano delle forme della pratica politica, inoltre, mi pare che la svolta più significativa sia stata prodotta dall'egemonia creativa e generazionale del movimento studentesco che, partendo dal sapere critico come bene comune, nel pieno della crisi del capitalismo cognitivo, ha saputo trasmettere un nuovo e raro momento di speranza.

La fusione fra questa forma e quella sostanza costituisce un patrimonio che va curato, rigenerato e non lasciato appassire. Inutile ripetere quanto decisiva sia la battaglia referendaria contro la privatizzazione dell'acqua e contro l'irresponsabile ripristino del nucleare, due mosse largamente sostenute da un fronte bipartisan contro le quali dovrebbe concentrarsi una vera opposizione politica.

Invece la cacciata di Berlusconi sembra essere diventata un'ossessione tanto inutile quanto l'anything but Bush che negli Stati Uniti ha fatto scrivere una cambiale in bianco ad Obama, senza neppure provare a sottrarlo dal controllo più completo da parte delle corporation è dell'altro ieri la notizia del rischio di bancarotta imminente della Sec, la Consob americana, che Obama finanzia ancor meno di Bush. Problemi oltre Berlusconi Purtroppo i problemi del nostro sistema politico e culturale sono profondi e la cacciata di Berlusconi se mai avverrà non ne risolverà neanche uno, perché è un intero modo di pensare ed agire, largamente bipartisan, che andrebbe travolto.

Del resto, la pubblicità dell'acqua minerale troneggia a tutta pagina sulla Repubblica quasi quotidianamente e dagli eroi di carta raccolti a Milano è giunto solo un contributo al silenzio sulle nostre battaglie.

Purtroppo la riduzione della politica al personalismo del buono o del cattivo è una sindrome che ha contagiato interamente perfino la sinistra extraparlamentare, affascinata, col caro Nichi, dal modello americanizzante delle primarie. Rifiuto del personalismo narcisista Il leaderismo è la forma di verticismo autoritario e narcisista più coerente con la struttura della società dello spettacolo ed è quindi, come ogni forma di concentrazione del potere, incompatibile con la pratica dei beni comuni.

I beni comuni infatti si difendono ed interpretano tramite un largo aggregato di micro-buone azioni civili, diffuse ed anonime, quali quelle di chi raccoglie le firme ai banchetti, coraggiosamente vota no al referendum di Marchionne, occupa una tangenziale, una linea ferroviaria o sale su un tetto per difendere lavoro e università.

Questo rifiuto del personalismo narcisista caratterizza il movimento referendario per l'acqua bene comune e ne spiega in gran parte i successi fin qui ottenuti. Micro-azioni di ribellione La scommessa dei prossimi mesi è quella di stimolare il moltiplicarsi di queste micro-azioni di ribellione allo status quo, che tutte insieme tracciano il disegno di una società più bella perché più giusta, autenticamente egualitaria e fondata sullo spirito del servizio disinteressato alla collettività.

Questa opposizione radicata nella battaglia per i beni comuni va ben oltre il semplice e sempre più patetico tentativo di cacciare Berlusconi per episodi e comportamenti che costituiscono l'invidia di moltissimi italiani qualunque di destra e di sinistra. Personalmente ritengo che fra le azioni di opposizione autentica, radicata nella pratica dei beni comuni, si collochi il tentativo di presentare liste civiche di alternativa fondata sui beni comuni al primo turno di ogni consultazione amministrativa della prossima primavera.

Ai partiti e agli esponenti della classe politica che condivideranno il nostro manifesto dobbiamo avere il coraggio di chiedere con grande fermezza di fare un passo indietro come un passo indietro era stato loro chiesto nella battaglia referendaria sull'acqua bene comune. Dobbiamo pretendere che essi mettano la loro preziosa esperienza a disposizione di un rinnovamento della pratica politica che è esso stesso un bene comune che va riscoperto e coltivato da chiunque voglia dirsi di sinistra.

Forse non è un grosso peccato, forse non è un peccato per niente. Peccato è venir posseduti dalle cose, non già liberamente possederle. Consumare si dice del matrimonio, si dice del sacrificio e dell'eucaristia.

So bene che sto facendo un discorso rischioso e che si presta a tutti gli alibi. Ma, fatto da qui, forse è un discorso non sospetto, poiché qui di ricchezze non ne ho molte e sperimento un po' di libertà: E sono situazioni incrociate.

L'espressione di valori essenziali Fanno parte del mio centuplo anche i regali che ricevo. Io amo molto la dimensione del dono; e non mi dite che questo è consumismo.

Il dono è l'espressione tangibile di valori essenziali, quali il dare e il ricevere che sono alla radice dell'essere e della vita stessa del nostro Dio trinitario. Il dono significa generosità e umiltà, attenzione e accoglienza, distacco e gratitudine, senso dell'amicizia e del debito No, non ditemi che tutto questo è consumismo. Ma questa è solo espressione di vanità, di interesse, di astuzia; col dono vero non ha niente a che fare. Ricevere doni è ricevere amore, accoglierlo e scaldarlo, dentro di noi, come un piccolo seme concepito.

Un povero riceve tanti doni; specie un povero come me che è ricco - ricchissimo - di amici. Nel mio bilancio risicato non so se mi restassero i soldi per il vino; ma quasi che la gente di qui lo intuisca, me lo fornisce.

L'anno scorso Battista me ne ha donato due damigiane; e un'altra famiglia del paese è sempre pronta, con i suoi bottiglioni. Da quando sono qui non ho mai comprato vino e non mi è mai mancato. E poi Giacomo che arriva col suo cestino pieno di qualche cosa che io non ho.

Guarda l'orto e provvede a colmare le lacune: E cosí gli altri miei vicini. È il caso mio che, in porco, non posso ricambiare e spesso neanche in altra moneta. Ma i miei vicini non fanno questo calcolo e tutti mi portano qualcosa: E quando, qualche volta, do loro in dono una bottiglia che vale infinitamente di meno, quasi hanno l'aria di stupirsi: Che scandalo, che mondanità in un eremo!

Nella liturgia orientale se ne fa grande uso; noi qui ci contentiamo dell'incenso e anche per quello ho degli amici fornitori. Di mio c'è la gratitudine Un vescovo ho vari amici anche tra loro: Pareva un po' perplesso e imbarazzato: Poi ci sono i regali che arrivano per posta. Nel pranzo natalizio guardo sul tavolo e conto gli amici presenti con qualcosa: Spesso, di mio, c'è solo la tovaglia, solo la gratitudine.

Ho buona salute e ottimo appetito; e, se qualcuno mi regala un dolce, ringrazio Dio e gli uomini. Anch'io faccio i miei doni, ma non posso competere. Se invece sono a corto, pigne, pannocchie di granturco, zucchine ornamentali, bacche, pezzi di natura che portano un po'di campagna dentro le case e forse aiutano a scoprire la bellezza e il valore delle cose.

Difendeva la libertà per una donna di rifiutare la gravidanza non perché la condividesse, ma per avvertire le credenti che nulla nelle scritture poteva essere invocato contro di essa. Il Molinasso era una cascina, forse un vecchio mulino, appena fuori della strada fra le colline attorno a Ivrea. Vi si accedeva da un sentiero tra l'erba, qualche rovo e un ruscello, era un'antica costruzione contadina, semplice, armoniosa, con un portone ancora orlato di marmo, e subito la scala che saliva al piano.

La scala finiva in una stanza abbastanza grande, con una stufa a legna e un gatto e le finestre che si aprivano su un orizzonte ondulato fin alla linea azzurra delle montagne. Non si vedeva anima viva. In quel silenzio e nel calare della sera parlammo a lungo, e cosí fu sempre quando potevo arrivare. Prima di cena mi chiedeva se volevo assistere a una sua preghiera, che era di solito una lettura di qualche passo dell'antico Testamento, di quelli dove Dio è indulgente, al massimo un poco geloso - vuoi leggere tu?

Attorno, verso il buio, vecchi mobili contadini, qualche arnese agricolo ormai fuori uso, qualche vaso con fiori o foglie o bacche delle prime brume dell'autunno. Era la povertà della quale i poveri diffidano, perché non c'era nulla che non avesse una sua bellezza. Ricordo di un trauma Del Molinasso m'era rimasta la persuasione che sarebbe stato per sempre, e che era tutto quel che ad Adriana occorreva, né molto né poco.

Lo aveva trovato, credo, nel e non so quante volte vi salii, almeno una volta l'anno per molti anni, per uno o due giorni di pace. Né lei cercava di convertirmi, anche perché convinta che tutti saremo salvati, ci piaccia o no, né io di dissuaderla da quel che non provavo; ognuna ascoltava l'altra; solo una volta, dicendomi quanto amava questo mondo fatto da Dio si doleva che lo scrivessi con la minuscola , aggiunse che non avrebbe potuto accettare la morte se non avesse creduto alla resurrezione.

Ma restammo là, e d'altronde c'era poco da commentare. La notte mettevamo fuori il micio, chiamato Malestro per qualche giovanile misfatto, e ci ritiravamo presto, io a leggere e lei a scrivere perché di giorno non aveva tempo.

L'orto, le piante e gli animali cui badare, la corrispondenza, le telefonate, il riporre o pescare dal cassone refrigerato le provviste, il muoversi ordinatamente in uno spazio vasto e che a me pareva disordinato, insomma soltanto a ora tarda era in grado di lavorare. A quel tempo non la aiutava nessuno. Quando doveva mettersi nella sua vecchia macchina o saltare in un treno per combattere il nemico principale, che era allora Comunione e Liberazione, chiudeva approssimativamente tutto, badava che al micio non mancasse né un rifugio né il cibo oltre alle lucertole e ai topi forniti dalla provvidenza, e trovava tutto uguale al ritorno.

Il Molinasso era la quiete e pareva che sarebbe stato cosí sempre. Ma per la campagna piemontese correvano dei disperati che una notte le sfondarono la porta. Dovevano averla sorvegliata, era una donna sola, palesemente non contadina, palesemente non miserabile, e non capirono perché non tirasse fuori i soldi che esigevano. Non potevano immaginare che Adriana di soldi non ne avesse affatto, forse non ne aveva mai avuti, urlarono, la minacciarono e alla fine, dopo avere buttato all'aria tutto, la lasciarono legata a terra, e fu la postina a trovarla due giorni dopo.

La sua incofessata aristocrazia Fu un trauma, fra il terrore, il malessere, il freddo, quelle ore fra vita e morte e una perdita della quale non riusciva a consolarsi. Poteva mantenersi ma non aveva denaro per comprare niente, tanto meno un'altra cascina, e in una solitudine meno deserta e pericolosa. Non le mancarono le proposte, di venire qui o andare là, di amici che ne aspettavano le parole e gli scritti, ma naturalmente non erano eremiti.

Vi si scorgevano qualche rada costruzione e un borgo nel fondovalle. La coppia ospitava dei tossicodipendenti. Ricordo il volto smarrito di Adriana alla tavola comune, fra due adulti calorosi e alcuni giovani risentiti, incapaci di muovere un dito, infelicissimi e tetri.

I suoi occhi spalancati su quelle infelicità ne vedevano la bruttezza e non riusciva, come i suoi amici, a tendere le braccia. Il suo bisogno di solitudine veniva anche, credo, da una inconfessata aristocrazia del modo di essere. Intanto era una gran pena e si stava già rassegnando a far planare sul terreno dei suoi ospiti, come la casa di Loreto portata dagli angeli, un prefabbricato norvegese minimo, munito di una poderosa stufa.

Me lo descrisse con voce ottimista. Addio viste e orizzonti aperti, orto e rose. Doveva mettersi da qualche parte dove poter chiudere una porta. Avevo in mente il Molinasso e rimasi di stucco, era un luogo bruttissimo. Un gran cancello arrugginito, fra due santi antipatici, immetteva a sinistra su una cascina disabitata e a destra su un'altra cascina appena meno sbrindellata, cui si accedeva da un'erta scala di legno, a sua volta collegata a uno sgarbato casone giallo, forse degli anni Trenta, che dava sulla campagna e un giardinetto ad aiuole.

Il quarto lato era indeciso fra una costruzione informe e un arruffato boschetto. In mezzo uno spazio interrotto da un alto muro, inteso a dividere una delle due cascine e il casone dall'altra. La mattina dopo scoprii che avevo dormito su un catafalco, con i suoi bravi manici davanti e dietro, e un cespo di rose di pezza coperto di falso filo d'oro rimasto attaccato dall'ultima cerimonia.

Ero in una sorta di magazzino dove era stato ammucchiato tutto quel che una sacrestia povera poteva lasciare di non sacro dietro di sé. Da ieri, la Berlinale diretta da Dieter Kosslick, ha cominciato a programmare tutti i suoi lavori, a partire da Off Side.

El Premio, ' minuti di memorie infantili sulle spiagge grigio-azzurrine spazzate dal vento di San Clemente del Tuyù durante la dittatura militare, un tempo sospeso vissuto da Ceci Paula Galinelli , alias la regista, che ricorda straniamento, perdita d'identità, paura del fascismo. Micro contro macro storia, sguardo a livello di bimba, sette anni, che gioca con la sabbia, i cani randagi, la giovane mamma irrigidita dal clima e dell'attesa di notizie dal marito in prima fila.

Rifugiate in una catapecchia sul bordo dell'oceano, magazzino estivo zeppo di ombrelloni e sedie sdraio, madre e figlia tessono i minuti mai registrati dalle cronache ufficiali, controcampo quotidiano fatto di nulla. Ma c'è la scuola a riportarci all'attualità dell'Argentina di Videla con l'ossessione maniacale della bandiera, i temi filo-regime e la supervisione dell'esercito che istituisce un premio per il miglior componimento.

La regista indugia e indulge su ricordi e sentimenti, sul disorientamento e i passatempo come seppellire i libri proibiti e barricarsi in casa contro le intemperie meteo-politiche. Quando Ceci vincerà il concorso della giunta militare, dopo aver riscritto il tema in chiave patriottica, la madre le proibirà di andare a ritirarlo, ma la figlia insiste, un premio è sempre un premio anche se a consegnarlo ci sono i presunti assassini del padre. L'inanellarsi delle piccole cose di ogni giorno, le banalità della vita, la resistenza passiva, la condizione di minorità, l'essere donna Radiografie che da oblique rischiano di diventare storte.

Questo è prima divertente. Si è unito anche un gruppo di Facebook nel segno di: Nanni Moretti rompe il lungo silenzio di questi anni e torna a parlare dell'Italia del Caimano, di quel che il suo film aveva visto, di quel che forse gli italiani non vedono più, avvolti e sopraffatti da un conflitto di interessi che ci ha cambiato.

Il celebre film di Moretti è nei cassetti della Rai. Pur avendolo acquistato cinque anni fa per 1 milione e mezzo di euro, non ha avuto il coraggio di mandarlo in onda. Oggi quella scena finale, con la molotov che parte dalla folla contro i magistrati che hanno osato processare il Politico, potrebbe uscire dalla fiction e diventare cronaca?

E sono "golpisti moralisti" quelli che si ostinano a chiedere il rispetto delle regole, della divisione dei poteri? E perché la sinistra per avere credibilità deve spendere il nome di uno scrittore come Saviano? L'intervista con Nanni inizia promettente: Esce solo a tarda sera dal lavoro finale del suo film.

In tutti questi anni Nanni Moretti non ha mai accettato di rilasciare interviste. Nonostante le richieste di giornali e televisioni, italiane e straniere. Tutti volevano chiedergli del Caimano, di quella scena finale, quando i sostenitori di un Politico, finalmente processato, e condannato, lanciavano una molotov contro il Tribunale.

E oggi che quello scenario sembra avvicinarsi, Nanni rompe il lungo silenzio. Trascinato proprio dal rifiuto della Rai di trasmettere Il Caimano. Perché non hai più voluto parlare? Perché mi imbarazzava dire: Quelle fiamme sono macerie simboliche: Macerie che si lascia alle spalle l'avventura politica di Berlusconi. Il fatto è che ci siamo abituati un po' tutti, anche elettori e elettrici di sinistra, a cose che in una democrazia non sono per niente normali.

E uno dei compiti del cinema è mostrare quello che ancora non riusciamo a vedere o quello che non riusciamo più a vedere. Berlusconi, il politico intendo, queste cose le ha sempre dette e sempre fatte. Le sue aggressioni alla magistratura non sono una novità. Sono stato un po' attento. Pensi che oggi, con l'assalto alle istituzioni, si potrebbe andare oltre la molotov? Non lo voglio prendere nemmeno in considerazione. Purtroppo, la cosa strana, molto italiana, è questo revanchismo da parte di persone che si identificano in forze politiche che sono state quasi sempre al governo, al potere in questi 60 anni.

Al Caimano i berlusconiani contrappongono 'Le vite degli altri', lo stato comunista spione. Ma non è vero che si preoccupano di non far intercettare la gente. È vero che Berlusconi non si difende mai nei processi. È stato condannato a un anno per falsa testimonianza poi gli è stata tolta sulla P2. Ci sono state prescrizioni, leggi fatte apposta per lui. E poi la condanna di Previti per aver corrotto i magistrati: Attraverso i tuoi film si legge un pezzo della nostra storia politica e culturale.

E proprio oggi la Rai non vuole mandare in onda il Caimano. Uno dei tanti motivi per cui io venticinque anni fa ho fatto, con Angelo Barbagallo, una casa di produzione, la Sacher, era che volevo io scegliermi i finanziatori dei miei lavori e una delle poche cose che dissi da subito a Barbagallo fu: Ecco io ho scelto venticinque anni fa.

No, io voglio lavorare con la televisione pubblica. Già venticinque anni fa nelle tv di Berlusconi c'era una visione del mondo che mi dava disagio. Ti riferisci alla polemica scoppiata con il caso Mondadori? Ci sono delle cose che mi tengo molto dentro.

Non sono entrato nella polemica sulla Mondadori perché chiunque voglia sapere le cose, le sa, magari non le ricorda. Ma quello è un altro discorso. La tua storia di cooproduzioni con la Rai è antica e non sempre pacifica. E sempre abbiamo proposto i nostri film, Caimano escluso, ma compreso quest'ultimo che sto finendo, Habemus Papam. E abbiamo sempre collaborato. Allora non c'era Raicinema, si facevano le proposte alle singole reti. Per evidenti motivi non lo proponemmo a Raidue, la rete del Psi.

Raiuno invece disse di no facendomi capire che non era per motivi estetici. Raitre disse di no facendoci invece osservazioni sulla sceneggiatura. Perché il Caimano non lo hai voluto coprodurre con la Rai?

Poi il film è uscito nel e dopo l'abbiamo offerto alla Rai che lo ha acquistato per 1 milione e mezzo di euro, che non è poco.

Lo poteva mandare in onda già nel Io non ho mai detto niente, non mi piace fare la vittima anche quando come in questo caso ne avrei motivo. Sei un golpista moralista? Beh, capisco che possa venire a noia ripeterlo per 17 anni, ma il problema è il controllo televisivo. Tante persone hanno solo la tv e solo certe reti televisive come rapporto con il mondo. E questo continua a contare tantissimo. Certo poi ci sono anche molti italiani che sono come lui o vorrebbero esserlo.

Berlusconi non solo ha formato gli italiani, portandoli un po' più in là, ma è un italiano tipico, uno di quelli che non rispettano le regole, le istituzioni, il senso dello stato. La sinistra non l'ha capito. E ciclicamente sembra svegliarsi. Ora la società civile si muove. Il Palasharp a Milano, il 13 febbraio a Roma. Ci voleva una sinistra straordinaria, con personalità straordinarie, in grado anche di gesti simbolici non ordinari.

Quello che colpisce, oggi, è che non c'è una persona tra le centinaia di quadri politici berlusconiani, che dica che Berlusconi ha un po' esagerato. Né uomo, né donna. In queste ore Berlusconi ha riunito direttori di giornali e tv a palazzo Chigi. Nove anni fa quando facemmo il girotondo davanti alla Rai, ricordavamo che quello era un problema gigantesco. Una concentrazione mediatica impossibile anche per un uomo non impegnato in politica.

Eppure tante persone di sinistra si sono stancate di dirlo agli altri e anche a se stesse. Si è già arrivati, la testa delle persone è già cambiata. Come attore, nel Caimano, non mi interessava né la parodia né l'immedesimazione. Volevo riproporre, freddamente, la pericolosità di quelle parole.

Che tutti avevamo sentito e continuavamo a sentire. Volevo restituire quella minaccia. Nel era Moretti, oggi è Saviano? Non penso che Saviano abbia alcuna intenzione di fare altro da quel che già fa.

È una persona che ha credibilità. La credibilità è una cosa importante. Ci sono persone che ce l'hanno e altri no. Perché adesso hai scelto il papa? Non il papa, ma un papa depresso. Per la buona ragione che senza la parola disvelante di alcune donne che nel sistema berlusconiano erano incappate, e senza il lavoro tenace di molte altre, il caso non sarebbe nemmeno scoppiato. Penso alle opinioniste che hanno rilanciato la loro parola, alle giornaliste che hanno indagato, alle magistrate che non si sono piegate e non si piegano ai suoi diktat.

Penso soprattutto alle molte e incalcolabili donne che nelle case, nelle scuole, nelle università, nelle radio, nelle televisioni, nei siti-web, nei luoghi di lavoro hanno aperto spazi di consapevolezza e di discussione, a fronte di una classe politica che nella sua larghissima maggioranza, a destra e a sinistra, ha derubricato il caso a fatto minore, gossip, cosa privata e materia non politica fino al momento in cui non ha assunto una rilevanza penale.

Forse perché quelle donne non erano né di sinistra, né abbastanza perbene c'era una escort dichiarata e madre single, non questa sfilza di arcorine in bilico fra la prostituzione e le bonne marriage , e non rappresentavano la dignità della nazione? E vorrei ricordarlo anche alle promotrici e sponsor della manifestazione, perché la retorica dell'uscita dal silenzio non cancella solo i guadagni del femminismo, come ha scritto ieri Lia Cigarini su questo giornale, ma anche l'impegno specifico femminile su questo caso, e produce perfino alcune bizzarrissime autocancellazioni: C'è adesso un bisogno di voce, autoriconoscimento ed esposizione collettivi che esplode ed è benvenuto, che si va nutrendo di una discussione civile e ricca quant'altre mai nell'Italia del perenne talk-show, e che esprime una polifonia di intenzioni e una eccedenza di soggettività certamente irriducibili a uno slogan, a un cartello o alla chiave magica della visibilità.

Consegno a questa polifonia tre desideri, per la giornata del 13 e per quelle che verranno. Mi piacerebbe in primo luogo che si parlasse meno di corpo e più di parola femminile. Sappiamo pure che le tv berlusconiane hanno fatto di questo modello il loro verbo, senza peraltro incontrare alcuna resistenza né nella tv pubblica né nella stampa d'opposizione, come s'è visto dall'insistenza con cui il fronte antiberlusconiano ha continuato a sbattere in tv e sui giornali i corpi delle arcorine invece di spostare l'obiettivo su quello disfatto del sultano.

Ma sappiamo anche che non è per questo, o primariamente per questo, che la parola e il pensiero femminile faticano a trovare corso e riconoscimento nella sfera pubblica, politica e culturale, italiana. In secondo luogo, mi piacerebbe sentir parlare più di sessualità e inconscio, e meno di diritti e parità. Non vedo il nesso che altre stabiliscono fra degrado sessuale maschile e regressione sociale femminile.

E non solo perché non condivido la tesi, davvero da discutere, per cui, cifre alla mano, sul piano sociale noi donne altro è il discorso che riguarda il declino dell'intero paese staremmo sempre peggio: Ma perché, se è sempre stato vero che la sintassi dei diritti non collima con il linguaggio della sessualità, tanto più è vero oggi che il sistema berlusconiano ci mette davanti a un potere maschile che prescinde del tutto dal piano della legalità formale e si avvale di dispositivi che investono direttamente il corpo, il sesso, l'immaginario, l'inconscio.

Anche qui va rovesciata la domanda: D'altra parte, in tanto rumore massmediatico sul sesso, paradossalmente ma non troppo è proprio il sesso, o meglio la sessualità, il grande assente dalla scena e dal discorso. Dalla scena del sultanato, dove una performance compulsiva del godimento surroga il fantasma dell'impotenza e l'assenza del desiderio.

Ma anche dal discorso antagonista di molte giovani, dalle quali capita di sentir parlare del sesso solo come di un dispositivo di assoggettamento al biopotere e al biocapitalismo. C'è ancora, e dov'è finita, la sessualità come luogo di emergenza del desiderio e della soggettività?

Amici per davvero, io sento solo quelli che hanno approfittato delle note vicende non per tutelare noi ma per scoprire e dire qualcosa di sé. E per fortuna, via via ne abbiamo trovati tanti. Ma poi neanche troppo, visto che causalmente il bel film di von Donnersmarck negli scorsi giorno è spuntato nel palinsesto Rai. Ma nella furia scomposta Berlusconi insulta tre editorialisti di prestigio, due di Repubblica e uno del manifesto: A dare sostegno ai propositi incendiari di Silvio Berlusconi sono i suoi uomini chiave, non quelli che siedono in parlamento o al governo, ma quelli che guidano la potenza di fuoco mediatica di sua emittenza.

I direttori di giornali e tg, riuniti nel pomeriggio di ieri a palazzo Grazioli per studiare la controffensiva. Probabile anche la presenza di Alfonso Signorini e forse di qualcun altro, non intercettato.

I primi risultati dell'incontro sono la lunga intervista al premier sul Foglio di oggi, ma anche l'ospitata di Ferrara al Tg1 delle 20, ieri sera, per una lunga e appassionata difesa del Cavaliere. Segno che almeno in spirito anche Augusto Minzolini aveva partecipato al summit di palazzo Grazioli. E' il sito del Giornale che invece chiarisce: Una linea che sembrava confermata anche dalla decisione di rinunciare al decreto sulle intercettazioni che Berlusconi avrebbe voluto sventolare sotto il naso di Giorgio Napolitano ieri stesso.

A chi venisse in mente Nanni Moretti, risponde mettendo le mani avanti Viviana Beccalossi, vicecoordinatrice del Pdl lombardo: Oggi alle 12 davanti al palazzo di giustizia di Milano sono attesi anche esponenti del governo e Daniela Santanché non si perderà l'evento.

Niente molotov come nel Caimano, al massimo un dito medio alzato. La Cgil che fa? Ti sembra tutto normale? È evidente che siamo in una fase assolutamente eccezionale, con passaggi decisivi per il futuro di questo paese.

Il susseguirsi delle vicende sociali è impressionante. L'annuncio di ieri, da parte del governo, della modifica dell'art. È sbagliato e fuorviante ritenere che questo tentativo rappresenti un intervento inutile o un modo per fare propaganda politica. Attraverso la modifica dell'art. La reazione politica è scarsa; quella sindacale? Siamo di fronte al completamente di un'operazione visibile, scoperta. Fino al punto che Federmeccanica ha formulato alcune ipotesi sul contratto nazionale che fanno proprio quel modello.

Si arriva alla messa in discussione dei diritti democratici individuali, della libertà sindacale e del diritto di sciopero. Negli stessi giorni, abbiamo avuto l'accordo separato sul pubblico impiego, che ripropone quello schema. Con in più la negazione di qualsiasi prospettiva per i lavoratori precari della pubblica amministrazione nel suo insieme.

A questo punto, è un tavolo del tutto incomprensibile. Mi sembra ci sia stata un'assemblea dei delegati Fiom che ha votato un documento con decisioni diverse. Se l'offensiva contro la democrazia e il sindacato è a tutto campo, non si possono più avere incertezze.

Ci sono fasi della storia sindacale in cui anche i tempi di reazione e costruzione delle risposte diventano decisive. È la fotografia di una situazione paradossale. Da qui la necessità che la Cgil, con il direttivo annunciato per le prossime settimane, definisca quali sono le forme di inziativa e mobilitazione - compreso lo sciopero generale - che aprano una fase vertenziale nei confronti del governo e della Confindustria. Ci muoveremo per costruire iniziative pubbliche nei territori e nelle categorie, per affrontare i problemi della fase che stiamo affrontando e le iniziative che deve prendere la Cgil nel suo insieme.

La velocità del processo di smantellamento dei diritti, che arriva ormai a una situazione di crisi istituzionale, compromettendo la stessa tenuta degli assetti democratici, non è scindibile dall'offensiva in atto sul terreno sociale. Disegna un'idea di società che riduce tutti gli spazi di democrazia e di esercizio del coflitto sociale. Tra di esse c'è indubbiamente la capacità di far la commedia, di trasformare la vita e la realtà in teatro e finzione.

Ed è quello che sta succedendo ancora una volta nella nostra politica già aggredita dai tic berlusconiani che inquinano le istituzioni e trasformano alcune di esse in agenzie per affari privati o per vizi inconfessabili.

Quello che accade nel frattempo è una ridicola e grottesca commedia degli inganni. Ci sono molti segni che spingerebbero a considerare probabile una chiusura anticipata della legislatura.

Attualmente il presidente del Consiglio e il suo governo dispongono di quindici, venti voti di vantaggio sulle opposizioni ma per tenere la sua piccola maggioranza il presidente del Consiglio deve corrompere uno ad uno i parlamentari perché siano disposti a sostenerlo.

La macchina del fango e della corruzione deve funzionare a pieno ritmo. Quelli che non conoscono la politica pensano che, se un parlamentare non diventa ministro o sottosegretario, significa che la corruzione non è avvenuta.

Come se soltanto l'annuncio di una carica pubblica possa essere il compenso che l'attuale maggioranza è in grado di dare a chi tradisce la propria posizione e non esistano altri regali molto corposi dal denaro personale, alle cariche di sottogoverno e alla presenza televisiva e giornalistica e quasi invisibili per tranquillizzare chi è disposto a mettere in vendita sé stesso e il piccolo gruppo di cui è capofila o punto di riferimento. L'esigenza di mantenere, e di allargare sia pure di poco, l'esigua maggioranza di governo è diventata la priorità assoluta di Berlusconi e dei suoi seguaci.

Le opposizioni non sono in grado di contrastare quest'opera perché possono soltanto promettere in maniera vaga e futura, cioè inefficace, compensi futuri. E si è diffusa nel mondo politico l'idea complementare che per ottenere il favore dell'elettorato occorre prepararsi adeguatamente allo scontro.

Per prepararsi, bisogna fare due operazioni importanti. Da una parte occorre mettere a punto le liste elettorali non soltanto per le elezioni amministrative della prossima primavera in città importanti, ma anche per quelle politiche non sicure ma probabili nei prossimi mesi.

Ed è quello che stanno facendo non solo nel Pdl berlusconiano ma anche in tutte le forze delle opposizioni di centro-sinistra. Qui scatta la commedia degli inganni e la capacità degli italiani di far teatro.

Alle dichiarazioni ufficiali sulla continuità della legislatura e sul desiderio della Lega Nord di staccare la spina e di Berlusconi di affrontare e vincere il quarto scontro elettorale, si stagliano in secondo piano la preparazione delle liste e l'identificazione delle squadre che si metteranno in campo per vincere la partita e governare.

I programmi elettorali sono già pronti, magari riciclando quelli che si trovano nei siti dei partiti, anche se sono vecchi di qualche anno e non tengono conto della rivoluzione in atto provocata dalla globalizzazione selvaggia che ha vinto ormai su tutta la linea.

La rivoluzione in atto impone vincoli che tre anni fa non erano all'orizzonte nazionale, ma si fa finta di niente e si va avanti lo stesso. A spese degli elettori, naturalmente. Se, invece, si dovesse prendere sul serio l'affermazione riportata dalle agenzie di stampa, essa apparirebbe sintomatica di una concezione premoderna dei rapporti tra poteri, estranea alla nostra cultura democratica e costituzionale, lontana dalla realtà dello Stato contemporaneo e dall'evoluzione che, dai tempi di Montesquieu, ha portato a conformare lo Stato come un'entità divisa.

Vedere accanto la vignetta-copertina di Vauro, certamente illuminante più di ogni discorso su una simile schizofrenia dissociativa. A noi non rimane che prendere sul serio quanto è stato detto. La dichiarazione è grave e inquietante perché tende a negare ogni autonomia ai poteri dello Stato, a quello giudiziario in particolare. Se si ha un minimo di rispetto per la divisione dei poteri carattere fondativo della civiltà costituzionale moderna si dovrebbe sapere che compete ai giudici l'esercizio della giurisdizione nei confronti di ogni soggetto di diritto, di ogni persona.

Deve essere chiaro che la Procura sta esercitando le sue funzioni d'indagine nel rispetto delle regole processuali. Ha presentato, infatti al Gip la richiesta di rito immediato ai sensi degli art. Spetterà ora al Giudice verificare la sussistenza dei presupposti.

Ci sono alcuni profili giuridici che dovranno essere valutati con attenzione e pacatezza: Questioni delicate, che si dovrebbero sviluppare secondo la normale dialettica processuale, nel contraddittorio delle parti, in base a quanto stabilisce la legge. Ma chi ha mai detto che è facile fare i processi? Anche le accuse dovranno essere provate. In fondo proprio a questo servono i processi. Per fortuna il medioevo giuridico è alle nostre spalle, sebbene il Presidente Berlusconi non sembra essersene accorto.

Noi, che siamo sempre stati garantisti, con tutti e in ogni caso, non indietreggiamo: Per cortesia Cavaliere, si faccia processare. E poi, signor Presidente se lo faccia dire: Adesso ci chiamano a manifestare contro Berlusconi con la speranza di dargli il colpo finale. Chi fa questo appello? Si tratta di donne che apparentemente prescindono dalla realtà del movimento femminista avendo orecchie e occhi puntati sulla politica convenzionale, che ormai sta andando in pezzi.

Non è la prima volta che questo capita. Non siamo mai state zitte, hanno risposto con spirito alcune delle tante impegnate nel femminismo. I vizi di Berlusconi altro non fanno che ingigantire i limiti di una sessualità maschile che con la politica c'entra, in barba alla vecchia separazione tra pubblico e privato.

La critica a questa separazione, come è noto, è stata una leva della rivolta femminile. E da alcuni anni è diventata oggetto di autonoma riflessione maschile. Un altro esempio di quanto la politica femminile disturba ce la dà la reazione alle dure ma pacate denuncie di Veronica Lario, reazioni volgari della destra e inconsistenti della sinistra che per mesi e mesi si è appellata, alla separazione tra privato e pubblico, quella seppellita dal femminismo quarant'anni fa.

E' innegabile che c'è una diffusa voglia di far fuori questo personaggio e la sua cerchia al potere. Ma se questa voglia risultasse una sanatoria sull'ipocrisia della sinistra, sulle complicità maschili, sulla cancellazione sistematica della cultura politica femminista, io allora dico no.

Con una simile sanatoria, a parte il sollievo generale per averla finita con quel personaggio, ci ritroveremmo, comunque, con una cultura politica devastata sia da lui sia dal modo ambiguo con cui è stato combattuto.

Lui si è fatto forte con il populismo e la demagogia, si vuole farlo fuori a colpi di semplificazioni, slogan sbagliati, e facile moralismo. Quello che mi fa paura sono gli effetti suggestivi dei numeri, cioè delle tante firme, delle tante persone che sottoscrivono appelli di qua e di là, perché sempre più spesso fanno da surrogato alla presa di coscienza personale e all'impegno effettivo.

Non si tratta solo del femminismo. Nel panorama politico accadono già cose significative in sé e promettenti Mirafiori, università e scuola, ecc. Dalla parte degli uomini le notti di Arcore aprono un interrogativo serio che scuote innanzitutto la natura inconscia del fantasma maschile: Perchè non possederle tutte? Silvio Berlusconi non realizza forse perversamente questo fantasma che i nevrotici possono solo coltivare nei loro sogni? Lacan stigmatizzava il godimento fallico come godimento dell'idiota.

Godimento dell'Uno da solo, masturbatorio, godimento dell'Uno senza l'Altro. Nel godimento maschile chi gode è infatti solo l'organo. I resoconti dei testimoni di quelle notti sembrano dare credito a questo inseguimento farsesco della potenza idiota del godimento fallico mostrandone anche la disperata solitudine che fatalmente lo circonda.

Il godimento fallico, vero tarlo della psicologia maschile in quanto tale, se è godimento dell'organo è un godimento che non stabilisce legami, evitando accuratamente il rischio del desiderio e dell'amore.

Il protagonista di quelle notti sembra infatti dedicarsi più a coltivare la potenza virile del proprio organo drogato, stimolato, idolatrato che a qualunque forma di scambio.

Il denaro serve a dare credito all'illusione del suo fascino irresistibile. Il consenso apparentemente inespugnabile di cui gode Silvio Berlusconi va tarato anche sulle dinamiche pulsionali della nuova psicologia delle masse dove il capo non è più l'emblema dell'Ideale, della Causa o, più semplicemente, di una concezione del mondo - com'era ancora nella nostra storia più recente -, ma è l'incarnazione perversa di un modo di godimento che non conosce limiti, senso di colpa, vergogna.

La fascinazione che questo potere emana non deve essere sottovalutata perché si radica nel cuore più pulsionale dell'essere umano: Lascio volutamente aperta questa questione cruciale per toccare almeno un altro punto che mi sta a cuore. Qui possiamo toccare un punto sensibile relativo alla differenza tra i sessi: Se il godimento dell'idiota non arretra, se l'ingombro fallico persiste a ottundere il corpo e la mente rendendo anche la fantasia erotica schiava delle sue condizioni feticistiche, se, insomma, il corpo erotico del desiderio non si lega alla dimensione dell'amore, il rischio è che ciascuno diventi sadianamente oggetto di puro consumo per l'altro.

L'amore è amore per il nome, diceva Lacan. L'amore è sempre amore per il dettaglio, per gli aspetti più particolari, singolari, irripetibili di una vita. L'amore non è mai amore dell'universale. Non esistono partiti dell'amore. Solo il tiranno dichiara retoricamente il proprio amore sconfinato per il suo popolo facendo in realtà i suoi interessi più personali. Solo il tiranno gode degli altri che lo circondano come puri oggetti interscambiabili, anonimi, privi di un nome proprio, pezzi di corpo, macchine sessuali.

Se l'amore è per l'uomo un modo per dare senso alla rinuncia al proprio godimento immediato, per svuotarsi del proprio ingombro fallico, per accedere all'incontro con l'altro, la corte del tiranno bandisce l'amore oltraggiando anche, e non a caso, il valore simbolico della paternità. Come raccontava una mia paziente a proposito della frase che un padre tirannico le rivolgeva in ogni occasione di insubordinazione: Un dossier Che non fosse un sexgate, ma la catastrofe di un sistema politico basato sullo scambio sistematico fra sesso, potere e denaro era chiaro dall'inizio.

Da oggi su http: Nella parte finale Obama ha proposto una partnership tra pubblico e privato simile a quella che caratterizz? È un discorso disperato perché la ripresa Usa non produce posti di lavoro.

Questo fenomeno indica la formazione di disoccupati invisibili, non soltanto di quelli scoraggiati che in un modo o nell'altro vengono segnalati dalle statistiche.

Oltre a non produrre occupazione, interi pezzi della società statunitense crollano: Le aziende se investono lo fanno per ristrutturare e sbarazzarsi di capacità produttiva non desiderata perché è piu conveniente importare. Il capitalismo usa non è riformabile. Questo è il problema del riformismo di Obama. Washington è politicamente esangue perché i soldi sono stati gettati alle banche, ora più forti di prima e che assorbono e convogliano la ricchezza sociale verso attivit?

Questa dimensione finanziaria, colta magistralmente sul piano psicologico e non deterministico da Keynes, va a pennello con la possibilità di produrre a bassi costi totali di produzione in Cina, non ancora in India né tantomeno in Brasile, vendere negli Usa, nonché preferire il mercato cinese a quello stagnante del vecchio capitalismo. È una miscela esplosiva per gli appettiti capitalistici in quanto fa credere di poter aggirare il grande limite del sistema economico che è la domanda effettiva, ovvero la realizzazione dei profitti.

Notiamo che Obama ha prescelto il direttore della General Electric - suo acerrimo avversario - per rilanciare un programma industriale. La maggior parte delle attività di questa grande società multinazionale si situa fuori dagli Usa, essa attua l'outsourcing in Cina per reimportare negli Stati uniti e sta privilegiando le localizzazioni in Cina attraverso joint ventures con società statali di Pechino. Ad essi si sono affiancati con successo, nel corso degli anni, scrittori, giornalisti, giuristi capaci di divulgare in modo meno accademico e sicuramente più accattivante le proprie analisi su vari aspetti della lingua del tempo presente.

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Voci di donne sui fili invisibili che legano sessualità e potere, voci di uomini sulle complicità indicibili fra il sultano e i suoi sudditi. È ai secondi che apparteneva la tirannia, la perversione di quel governo di "uno solo", la monarchia, che per molti, Platone compreso, rappresentava una forma di governo in sé tutt'altro che censurabile.

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